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CHI PIU’ SPENDE, PIU’ GUADAGNA: LO DIMOSTRA IL PRIMO ECO-CONDOMIO ITALIANO

5 Novembre 2008

Come si progetta una casa che richieda poca energia? Esposizione a sud per godere di tutto l’irraggiamento solare possibile, ampie vetrate, isolamento e doppi vetri.
Installare un recuperatore di calore permette di recuperare le masse d’aria calda in uscita dall’abitazione con quelle fredde in entrata e viceversa senza miscelarle. L’aria esterna passa attraverso un tubo nel sottosuolo che, grazie alla capacità del terreno di fungere da serbatoio termico, viene riscaldata o raffreddata prima di arrivare in casa. In questo modo i locali saranno abbastanza caldi durante i mesi invernali e freschi in estate senza dover ricorrere ad un uso eccessivo del riscaldamento o del condizionatore. Tutta energia risparmiata!
Si può inoltre ricorrere ad una pompa geotermica in grado di scambiare calore attraverso sonde verticali poste in profondità nel terreno. Quest’impianto riesce a produrre acqua calda domestica e attraverso un pavimento radiante e porta la temperatura adatta.
A fornire l’elettricità necessaria alle strumentazioni, agli elettrodomestici, alla pompa di calore e alle lampadine a basso consumo una batteria di pannelli fotovoltaici: le “ciliegine sulla torta” che completano il capolavoro edilizio.
E se a spaventare sono i costi di istallazione, va considerata la capacità di risparmio di questi impianti rispetto a quelli a cui siamo abituati.
E’ nato ad Angeli di Rosola, nelle Marche, il primo condominio “zero emissions” italiano. Sorpresa: gli appartamenti costano solo il 10% in più rispetto ad una casa tradizionale. E questa spesa si può recuperare in poco tempo grazie al consistente risparmio in bolletta.
L’edificio è a zero emissioni di anidride carbonica e alimentata da pannelli solari termici e fotovoltaici. L’energia in surplus è immagazzinata con tecnologia all’idrogeno e per la climatizzazione è usata anche l’energia geotermica mentre le acque piovane vengono recuperate per l’irrigazione e gli scarichi. La casa è dotata, inoltre, di un set di elettrodomestici “green” che dialogo direttamente con il contatore elettrico. L’appartamento tecnologicamente avanzato consente un risparmio notevole di energia e riduce di circa 3.000 kg all’anno le emissioni di CO2 in atmosfera.

UN’INSOLITA MILANO

29 Ottobre 2008

Pensate di conoscere bene Milano? Mettetevi alla prova con il nuovo ciclo di visite guidate promosse dall’assessorato al Turismo, Marketing Territoriale e Identità del Comune milanese.
La scelta è vastissima: percorsi classici tra i Palazzi storici della città e tragitti più insoliti come quello che porta alla scoperta delle cinquanta fontane che ornano il capoluogo meneghino o ancora delle statue di personaggi storici che vigilano sulle piazze o agli incroci delle strade. Forse non ve ne siete mai accorti ma, ad esempio, quel signore arcigno che scruta i passanti in piazzetta S. Fedele  è proprio Alessandro Manzoni, che morì cadendo dalle scale della chiesa poco distante.
Un altro itinerario è quello che conduce, naso all’insù, a cercare orologi e meridiane che da secoli scandiscono il tempo degli indaffarati milanesi. La prima tappa è sicuramente al campanile di San Gottardo, primo orologio pubblico della città, per proseguire poi con la meridiana del Duomo e la sala degli orologi del Museo Poldi Pezzoli.
A questi circuiti si aggiungono quelli che collegano i teatri della città, quale occasione migliore per conoscere la storia del restauro della Scala. Infine, non dimentichiamoci dei palazzi in stile Liberty del quartiere di via Magenta e Porta Venezia. Non mancheranno le visite alle grandi trasformazioni urbane del Quartiere Isola o della Stazione Centrale. E allora, Milano ci attende!

4 UOMINI, UNA MACCHINA E TANTI PROBLEMI IN MENO. CE LO DICE CARPOOLERS!

22 Ottobre 2008

Quante volte vi siete trovati a sfogarvi da soli in macchina mentre andate al lavoro? Affari di cuore, problemi di lavoro, discussioni con il capo. A questo si aggiungono il traffico autostradale, i semafori rossi e le deviazioni per lavori in corso. Non sarebbe meglio “condividere” questi problemi e anche le spese di viaggio? Andare al lavoro o a scuola potrebbe essere più rilassante se il viaggio in macchina fosse condiviso con amici o colleghi. L’idea è arrivata fino a Hollywood, dove è stata realizzata la nuova comedy televisiva “Carpoolers”. Quattro colleghi di lavoro decidono di percorrere il tragitto casa/ufficio con un’unica macchina: Gracen, arrabbiato perché moglie e figlio guadagnano più di lui, Laird, alle prese con un divorzio e troppi alimenti, Aubrey che combatte contro la timidezza e Dougie, fresco di matrimonio. Ciò che ne esce è un divertente quadretto di uomini diversi tra loro che condividono, durante i quarantacinque minuti di viaggio, ansie, gioie e dolori della vita quotidiana. L’auto diventa così un mezzo non solo per spostarsi ma per socializzare e rendere più divertente l’antipatico percorso per andare al lavoro. E nel frattempo meno auto in circolazione= meno traffico= meno inquinamento.

NO NIMBY… YES PARTY!

8 Ottobre 2008

Perché alcuni progetti di interesse collettivo non riescono a partire nonostante sembrino necessari per lo sviluppo del territorio? La TAV in Piemonte, gli inceneritori in Campania sono solo alcuni esempi di questo problema. L’ostilità degli abitanti verso queste infrastrutture spesso si trasforma in una vera e propria sindrome sociale, conosciuta con il termine Nimby, sigla anglosassone che indica letteralmente “non nel mio cortile” (Not In My Back Yard).

Si tratta della resistenza della comunità locali contro la realizzazione di opere di interesse collettivo, importanti per lo sviluppo del territorio ma controverse dal punto di vista della sostenibilità. E’ il caso degli impianti legati allo smaltimento dei rifiuti, o di quelli che prevedono l’utilizzo di energie alternative e rinnovabili, come le centrali eoliche o quelle a biomasse. Le barriere: sfiducia verso le infrastrutture, timori per la salute collettiva ma soprattutto mancanza di una corretta informazione.

Un’efficace comunicazione sull’entità dell’opera, i suoi impatti e i vantaggi che i cittadini possono trarne, è sicuramente un buono strumento per abbattere questa diffidenza.
Non mancano, infatti, esempi di amministrazioni pubbliche che hanno saputo capire la delicatezza della situazione ed hanno attivato processi consensuali per il coinvolgimento della comunità locale e il superamento della sindrome Nimby. Per individuare il sito adatto dove localizzare un inceneritore e una discarica, la provincia di Torino ha avviato nel 2000 un processo partecipativo: i cittadini sono stati chiamati a costituire una Commissione con il compito di redigere una graduatoria dei siti e definire lo spazio più adatto insieme all’amministrazione. Un esempio più recente arriva dall’Autorità di Bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-Bacchiglione che nel 2007 ha attivato un laboratorio partecipativo per valutare in che modo intervenire per la messa in sicurezza del bacino del fiume Livenza.

Un’autostrada o un nuovo impianto per smaltire i rifiuti sorgerà vicino a dove vivete? La vostra amministrazione vi ha mai coinvolto in simili  processi decisionali?

A COMO RITORNA BICIAMO. Tutti in bici nella Città Murata

1 Ottobre 2008

E’ ancora tempo di Biciamo. Appuntamento per gli appassionati delle due ruote a pedali per sabato 4 ottobre, alle 15, come sempre davanti a Porta Torre.
Il gruppo che riunisce i ciclisti comaschi, promosso da Città Possibile e dalle associazioni locali sensibili alla mobilità dolce, si riunisce anche quest’anno sotto la torre della Città Murata.
Una Città Murata che fatica ancora, nonostante tanti esempi virtuosi in altre località europee ed italiane, ad essere “a misura di bicicletta”.
A dimostrare che “in bici si può”, ci pensano i cittadini stessi, con iniziative come Biciamo.
Come diceva l’antropologo Marc Augé in un’intervista di pochi mesi fa a Repubblica (1 giugno 2008): “il ciclismo è un umanismo. La pratica della bici favorisce i contatti, la riscoperta dell’altro e obbliga a far attenzione al tempo e allo spazio… Se ci fosse un uso generalizzato della bicicletta, non come semplice distrazione, ma come mezzo di trasporto, le conseguenze potrebbero essere colossali, dal punto di vista economico e dal punto di vista delle relazioni sociali”.
In una città affetta da “veicolite acuta” come Como, il passaggio da automobile a bicicletta sarebbe un toccasana per i cittadini e per il territorio. Ogni giorno invece sono centinaia di migliaia gli automezzi che alla mattina si incolonnano verso il centro, e la sera verso fuori città. Il centro è diventato un luogo di “passaggio temporaneo”, e la bicicletta potrebbe offrire rapidità, immediatezza, minori problemi e soprattutto anche minori costi. Ma non solo: “Praticare la bici vorrebbe dire ricentrare l’attività umana - riprendeva Augè - Sarebbe rivoluzionario, a patto che non si limiti ai giovani. Ma per essere esteso a tutti ci vuole una vera rivoluzione urbana …”
E’ tempo di rivoluzione anche nella città lariana?
Lo scopriremo solo sabato 4 alle 15 sotto Porta Torre. Segno di riconoscimento? I pedali.

TREMEZZO, UNO DEI BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA

17 Settembre 2008

Unico Comune della provincia di Como entrato a far parte del Club “I borghi più belli d’Italia”, Tremezzo avrà la nomina ufficiale il prossimo 27 settembre.
Per l’occasione, il Comune si abbiglia a festa: una serie di eventi culturali, gastronomici e musicali animeranno il paese l’ultimo week end del mese. 
In particolare, i cittadini sono invitati a partecipare al Convegno “Tremezzo che verrà”, in programma per sabato mattina presso il cinema-teatro T. Olivelli, durante il quale verranno presentate le linee guida per il nuovo Piano di Governo del Territorio e tutti i progetti urbanistici che vedono impegnato il Comune.
Nel pomeriggio, alle ore 16, il Corpo Musicale Vittorio Veneto si esibirà in concerto presso Villa La Quiete.
In serata i cittadini sono invitati ad accorrere numerosi presso il Centro Sportivo ad assaporare una cena di prodotti tipici lariani e ad assistere alla consegna della targa “Uno dei Borghi più belli d’Italia” da parte dei responsabili del Club nato per iniziativa dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani.
Musiche e danze per tutta la serata grazie all’Orchestra di Rosy Guglielmi mentre domenica pomeriggio sarà la volta del Combo Musicale “Musica Spiccia” che terrà un concerto alle ore 16 presso parco Olivelli.
Durante la due giorni sarà possibile visitare i giardini delle ville storiche del Borgo, e le Chiese delle frazioni di Rogaro, Volesio, Viano e S. Bartolomeo.
Anche Villa Carlotta parteciperà alla manifestazione promuovendo l’ingresso a soli 4 euro. La villa ospiterà inoltre la mostra fotografica “Tremezzo che era” organizzata grazie all’impegno della Pro Loco Tremezzo. 
Non mancheranno i punti gastronomici che per tutto il week end saranno dislocati nelle frazioni di Rogaro, Volesio e in altri borghi del Comune di Tremezzo dove residenti e visitatori potranno assaporare le specialità locali a prezzi speciali.
Tremezzo è anche un comune eco-responsabile e si prende cura dell’ambiente. Il borgo sarà raggiungibile con i mezzi, e un bus navetta gratuito collegherà le frazioni principali tra loro dalle 9.30 alle 16.30 di domenica 28 settembre agevolando lo spostamento dei visitatori.
Alcune guide volontarie saranno inoltre presenti nelle frazioni e nei luoghi dei concerti pomeridiani per accompagnare i più curiosi alla scoperta di uno dei Borghi più belli d’Italia.

IL TEMPO DELL’AMBIENTE

10 Settembre 2008

Quest’estate ho praticato una nuova disciplina sportiva. Lo slalom tra i rifiuti.
Passeggiare in un parco o camminare per le città d’arte è diventata una sfida: ovunque il rischio di inciampare in giornali, bottiglie di plastica o nella carta di un gelato. In montagna sui sentieri carte di caramella e fazzoletti usati. E che dire dello slalom speciale “evita il mozzicone di sigaretta gettato dal finestrino di un’auto in corsa”? Questa esperienza (oltre a procurarmi un paio di lievi scottature) mi ha fatto pensare…Quanto tempo impieghiamo a decidere di buttare qualcosa a terra invece che nella spazzatura? E quanto tempo serve poi all’Ambiente per smaltire i nostri scarti?
La proporzione è ridicola. Il mozzicone di sigaretta lo butto nel cestino o sul marciapiede? Tempo di decisione: 1 nanosecondo. Tempo di smaltimento… un anno! Ma gli esempi non finiscono qui. E se a noi occorre una frazione di secondo per buttare a terra tutto ciò che non ci vogliamo portare appresso, a volte la natura ci mette anni, se non secoli, a smaltire i nostri rifiuti. Avete lasciato per terra un contenitore in polistirolo? L’ambiente lo può far sparire, ma in mezzo secolo! Mentre le posate di plastica vengono smaltite in un periodo variabile tra i 100 e i mille anni. Una gomma da masticare gettata a terra viene sciolta “solo” in 5 anni (vergogna, sicuramente anche voi lo avete fatto almeno una volta nella vita!) E poi ci vogliono fino a 12 mesi prima che riviste abbandonate possano essere eliminate. La decomposizione di una lattina in alluminio richiede tra i 20 e i 100 anni, e le bottiglie di vetro delle birre non sono nemmeno biodegradabili. Però possono essere riciclate… E’ chiaro quindi che i ritmi dell’uomo non sono quelli dell’Ambiente. Per non parlare poi del fatto che se noi sporchiamo, qualcuno dovrà pur pulire. E chi paga? Ho provato a chiederlo a Maria Luisa Tettamanzi, assessore all’Ambiente del Comune di Lurate Caccivio, un paese di circa 10 mila abitanti in Provincia di Como. E ho scoperto una cosa interessante che forse non tutti sanno. ”Le spese destinate alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti abbandonati non sempre sono incluse tra quelle ordinarie dell’attività di riciclo dell’Amministrazione Comunale – mi ha spiegato  -  E spesso comportano un costo aggiuntivo per le casse del Comune. Inoltre un grosso problema per gli enti pubblici è ad esempio lo smaltimento di materiali pericolosi, come l’eternit che viene tolto dalle coperture delle case e poi abbandonato nei boschi invece che in discarica”. La spesa per il trattamento di questi materiali è piuttosto ingente, e grava sul bilancio pubblico… quindi direttamente sul nostro portafogli!
Parliamo di impronta ecologica, ci preoccupiamo del riscaldamento globale, ma caschiamo su un sacchetto di spazzatura…
Eppure basterebbe davvero poco per fare qualcosa di efficace per l’Ambiente. Prima di tutto imparando a portarsi a casa i rifiuti che produciamo: l’alluminio del panino, il mini brik del succo di frutta, i fazzolettini di carta. Basta portare con sé un sacchetto di plastica ripiegato, da riempire con i rifiuti di una giornata di gita. Da gettare nel primo cassonetto disponibile o direttamente nel cestino di casa.
E poi la separazione dei rifiuti è un grande passo: un’attenta raccolta differenziata rende possibile il riutilizzo del materiale per altri cicli produttivi. L’importante è che gli oggetti recuperati siano puliti e di buona qualità. Basta che un contenitore sia sporco di vernice, ad esempio, per rendere inutilizzabile l’intera raccolta della plastica. Utilizzate con parsimonia i prodotti usa e getta, e soprattutto i rifiuti cosiddetti pericolosi come i prodotti per la pulizia della casa, gli smalti, i solventi.
E invece di buttarlo subito nel cestino, riutilizzate il retro di un foglio stampato per prendere appunti! Sono sicuramente delle accortezze che la natura apprezzerà.

 Rifiuti a bordo carreggiata     I giardini, i giochi e le bottiglie di plastica     Giardini con bottiglia di plastica      

PESCE D’AGOSTO, LAGO MIO NON TI RICONOSCO

3 Settembre 2008

“Vacanze al lago? No, grazie, è troppo inquinato”. A quanto pare i laghi italiani sono specchi d’immondizia. Lo conferma anche la “Goletta dei Laghi”, la campagna di Legambiente che analizza le acque lacustri italiane.
I risultati della campagna, presentati all’inizio di agosto, non lasciano certo sperare di potersi tuffare nei nostri laghi. Né nei piccoli, né nei grandi. Molti degli invasi lacustri piemontesi, lombardi e laziali sembrano alla canna del gas.
Un campione su tre delle acque è infatti fuori dai limiti di legge. Sia per i parametri microbiologici, ossia per la presenza di batteri, sia per quelli chimico-fisici come la trasparenza e l’acidità dell’acqua.
Certo, la Goletta ha riscontrato anche qualche situazione positiva, come quella dei campionamenti delle rive piemontesi del Verbano che hanno brillantemente superato l’esame. “Non dimentichiamo però che il vero male giace sui fondali di questo lago, vittima per anni di sversamenti incontrollati di sostanze chimiche e metalli pesanti altamente tossici, come il Ddt e il mercurio, da parte dell’area industriale di Pieve Vergonte”, ha affermato Vanda Bonardo, presidente di Legambiente Piemonte, nel comunicato stampa di Legambiente del 5 agosto scorso. Per il resto però si brancola nel buio: malissimo gli altri del nord e inquinatissimi i piccoli specchi d’acqua laziali. Tre (Varese, Posta Fibreno e Avigliana Piccolo) hanno addirittura il 100% dei campioni analizzati fuori dai limiti! Come dire…prima mi faccio un bagno nel lago e poi vado direttamente al pronto soccorso.
L’analisi di Legambiente ha comunque sollevato importanti polemiche da parte delle Amministrazioni comunali che hanno lamentato che il sistema di analisi della Goletta non è quello di legge. Legambiente ha infatti provveduto ad un unico prelievo per ogni zona analizzata a fronte del numero maggiore di prelievi fatti in precedenza da Asl e Arpa che avevano delineato una situazione meno catastrofica.
Vorrei capire perché in Italia si parla solo dell’inquinamento dell’aria e perché si pensa che questo sia l’unico problema. Solo in pochi infatti si attivano per trovare soluzioni al degrado dei laghi, per troppi anni vere e proprie discariche delle industrie italiane.
Siamo forse alle solite? Non ce ne preoccupiamo perché ci va bene così, d’altronde anche se il lago non è balneabile è comunque bello. Senza pensare alla fauna e alla flora lacustri e all’acqua come bene prezioso da salvaguardare.
E’ un problema politico o solo una scarsa presa di coscienza del problema? Speriamo che la “Goletta dei Laghi” ci aiuti a ragionare.

di Elena Roda

QUANDO SI DICE…MEGALOPOLI A MISURA DI CITTADINO

6 Agosto 2008

A Bogotà il ritardo a causa delle code è una scusa che non regge più. La città colombiana, con oltre sette milioni di abitanti, ha vinto nel 2000 una sfida importantissima: via il traffico dalle strade e aria più respirabile per tutti. E’ il miracolo del sistema di trasporto più efficiente e meno dispendioso del pianeta. Si chiama TransMilenio ed è una rete fittissima di autobus che corrono su corsie preferenziali. Ormai il 74% dei bogotani ha scelto il TransMilenio per muoversi in città e nei sobborghi con la sicurezza di non rimanere mai imprigionati nel traffico. Non è un’allucinazione quindi se in una normale giornata lavorativa per le strade di Bogotà ci sono poche auto e tanti pedoni e ciclisti.
Le stazioni del TransMilenio sono tantissime e molti utenti arrivano in bicicletta, grazie alle numerose piste ciclabili. Come per le nostre metropolitane il controllo del biglietto si fa a terra, con un sistema di tornelli. Entrati nella pensilina-stazione si attende l’autobus che arriva puntuale come una metro. E sul sito ufficiale basta selezionare il proprio tragitto per sapere la durata precisa del trasporto e le stazioni di interscambio.
Il progetto visto il successo piace e tante città come Pechino, Los Angeles e Seoul guardano l’esempio di Bogotà per riproporlo ai propri cittadini. E in Italia? Tra milioni di auto e mezzi pubblici che funzionano a singhiozzo e sono perennemente in ritardo, spostarsi è diventata un’impresa titanica. Meno stress da traffico e crociata contro l’inquinamento cittadino? Magari i nostri comuni ci offrissero un sistema come il TransMilenio…molto meno dispendioso rispetto alla metropolitana e alla portata di tutti, anche di chi si muove su una sedia a rotelle. Vi piace l’idea? 

     Quante corsie preferenziali!    Stazione del TransMilenio   Il TransMilenio alla stazione

di Elena Roda

QUARTIERI SOSTENIBILI: L’ESEMPIO DI MALMÖ

31 Luglio 2008

Ci sono città in cui i luoghi degradati e abbandonati conoscono periodi di nuovo splendore. Ed è proprio quello che è accaduto a Västra Hamnen, il quartiere portuale della città di Malmö. Il distretto, progettato per l’Expo 2001 come “City of Tomorrow”, rappresenta il prototipo di un ambiente urbano sostenibile.
A lavori ormai ultimati, il quartiere si presenta oggi come un’area densamente popolata ricca di angoli verdi,  con un elevato livello di qualità della vita, adatta allo sviluppo di attività innovative che favoriscono sempre più la crescita economica.
Appena arrivati, si rimane colpiti dalla  luminosità dei suoi luoghi, dai giochi d’acqua e dall’eleganza degli spazi verdi. Il motivo della prevalenza di questi aspetti? Semplice: il benessere fisico e psichico degli abitanti è stato un obiettivo chiave della politica di riqualificazione. La città è, sotto qualsiasi punto di vista, del tutto sostenibile. Ne sono la prova le numerose vasche e fontane alimentate dall’acqua piovana raccolta grazie ad una rete di collettori.  Per non parlare del completo riciclo dei rifiuti. Ogni edificio è dotato di spazi dedicati alla raccolta differenziata che viene conferita periodicamente nell’isola ecologica del quartiere.
Il biogas prodotto viene utilizzato come risorsa energetica, mentre i materiali di scarto vengono impiegati per il rifacimento di parte del basamento stradale.
Persino gli elementi di arredo urbano sono stati  progettati con particolare attenzione all’ambiente: i materiali scelti hanno prestazioni di lunga durata e possono essere facilmente adattati ad altri utilizzi in futuro.  
Il distretto è alimentato al 100% da energia rinnovabile prodotta in loco da 1400 mq di pannelli fotovoltaici e dalla stazione eolica di Norra Hamnen. Inoltre, molte delle abitazioni sono state costruite secondo i principi della bioedilizia e dell’efficienza energetica. A Västra Hamnen non c’è bisogno di spostarsi con l’auto. Oltre ad essere una zona completamente pedonale dove gli abitanti si spostano a piedi o in bicicletta, è servita da un capillare servizio pubblico. Le fermate dell’autobus si trovano ad un massimo di 300 mt da ciascuna abitazione, 2 o 3 minuti a piedi, e vi sono corse ogni 7 minuti. E se c’è improvvisamente bisogno dell’auto… ecco il carsharing! Tramite internet o con una semplice telefonata si può prenotare un’auto e ritirarla in stazione. Un’efficiente campagna di comunicazione è stata condotta dal “mobility office”, che ha svolto interviste per raccogliere i pareri dei residenti ed ha realizzato e distribuito materiale informativo.
Inoltre, grazie alla banda larga e ai sistemi wireless che l’amministrazione di Malmö ha installato in tutta la città, le aziende hanno potuto sviluppare politiche che favoriscano il telelavoro. I residenti possono decidere di lavorare da casa, contribuendo alla riduzione del traffico e delle emissioni di CO2 in atmosfera.

di Francesca Oggioni


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