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IL TEMPO DELL’AMBIENTE

Quest’estate ho praticato una nuova disciplina sportiva. Lo slalom tra i rifiuti.
Passeggiare in un parco o camminare per le città d’arte è diventata una sfida: ovunque il rischio di inciampare in giornali, bottiglie di plastica o nella carta di un gelato. In montagna sui sentieri carte di caramella e fazzoletti usati. E che dire dello slalom speciale “evita il mozzicone di sigaretta gettato dal finestrino di un’auto in corsa”? Questa esperienza (oltre a procurarmi un paio di lievi scottature) mi ha fatto pensare…Quanto tempo impieghiamo a decidere di buttare qualcosa a terra invece che nella spazzatura? E quanto tempo serve poi all’Ambiente per smaltire i nostri scarti?
La proporzione è ridicola. Il mozzicone di sigaretta lo butto nel cestino o sul marciapiede? Tempo di decisione: 1 nanosecondo. Tempo di smaltimento… un anno! Ma gli esempi non finiscono qui. E se a noi occorre una frazione di secondo per buttare a terra tutto ciò che non ci vogliamo portare appresso, a volte la natura ci mette anni, se non secoli, a smaltire i nostri rifiuti. Avete lasciato per terra un contenitore in polistirolo? L’ambiente lo può far sparire, ma in mezzo secolo! Mentre le posate di plastica vengono smaltite in un periodo variabile tra i 100 e i mille anni. Una gomma da masticare gettata a terra viene sciolta “solo” in 5 anni (vergogna, sicuramente anche voi lo avete fatto almeno una volta nella vita!) E poi ci vogliono fino a 12 mesi prima che riviste abbandonate possano essere eliminate. La decomposizione di una lattina in alluminio richiede tra i 20 e i 100 anni, e le bottiglie di vetro delle birre non sono nemmeno biodegradabili. Però possono essere riciclate… E’ chiaro quindi che i ritmi dell’uomo non sono quelli dell’Ambiente. Per non parlare poi del fatto che se noi sporchiamo, qualcuno dovrà pur pulire. E chi paga? Ho provato a chiederlo a Maria Luisa Tettamanzi, assessore all’Ambiente del Comune di Lurate Caccivio, un paese di circa 10 mila abitanti in Provincia di Como. E ho scoperto una cosa interessante che forse non tutti sanno. ”Le spese destinate alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti abbandonati non sempre sono incluse tra quelle ordinarie dell’attività di riciclo dell’Amministrazione Comunale – mi ha spiegato  -  E spesso comportano un costo aggiuntivo per le casse del Comune. Inoltre un grosso problema per gli enti pubblici è ad esempio lo smaltimento di materiali pericolosi, come l’eternit che viene tolto dalle coperture delle case e poi abbandonato nei boschi invece che in discarica”. La spesa per il trattamento di questi materiali è piuttosto ingente, e grava sul bilancio pubblico… quindi direttamente sul nostro portafogli!
Parliamo di impronta ecologica, ci preoccupiamo del riscaldamento globale, ma caschiamo su un sacchetto di spazzatura…
Eppure basterebbe davvero poco per fare qualcosa di efficace per l’Ambiente. Prima di tutto imparando a portarsi a casa i rifiuti che produciamo: l’alluminio del panino, il mini brik del succo di frutta, i fazzolettini di carta. Basta portare con sé un sacchetto di plastica ripiegato, da riempire con i rifiuti di una giornata di gita. Da gettare nel primo cassonetto disponibile o direttamente nel cestino di casa.
E poi la separazione dei rifiuti è un grande passo: un’attenta raccolta differenziata rende possibile il riutilizzo del materiale per altri cicli produttivi. L’importante è che gli oggetti recuperati siano puliti e di buona qualità. Basta che un contenitore sia sporco di vernice, ad esempio, per rendere inutilizzabile l’intera raccolta della plastica. Utilizzate con parsimonia i prodotti usa e getta, e soprattutto i rifiuti cosiddetti pericolosi come i prodotti per la pulizia della casa, gli smalti, i solventi.
E invece di buttarlo subito nel cestino, riutilizzate il retro di un foglio stampato per prendere appunti! Sono sicuramente delle accortezze che la natura apprezzerà.

 Rifiuti a bordo carreggiata     I giardini, i giochi e le bottiglie di plastica     Giardini con bottiglia di plastica      

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