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	<title>Urbano Creativo &#187; dossier</title>
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	<description>Soluzioni per la città che cambia</description>
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		<title>BIKE MAPS</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 08:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In città la principale difficoltà per i ciclisti…è trovare la strada più sicura. A Milano poi tra traffico, buche e lavori muoversi sulle due ruote diventa ancora più arduo. Ecco allora l’idea di Bike District, una social map che permette di calcolare gli itinerari ciclabili di Milano, con l’obiettivo proprio di facilitare e promuovere gli spostamenti in bici. Dietro al progetto si nascondono tre ciclisti urbani: Marco Quaggiotto, Sebastiano Scacchetti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In città la principale difficoltà per i ciclisti…è trovare la strada più sicura. A Milano poi tra traffico, buche e lavori muoversi sulle due ruote diventa ancora più arduo.<br />
Ecco allora l’idea di Bike District, una social map che permette di calcolare gli itinerari ciclabili di Milano, con l’obiettivo proprio di facilitare e promuovere gli spostamenti in bici.<br />
Dietro al progetto si nascondono tre <em>ciclisti urbani: </em><strong>Marco Quaggiotto</strong>, <strong>Sebastiano Scacchetti</strong> e <strong>Davide Bloise</strong> che abbiamo sentito per capire meglio come funziona Bike District e cosa ci permette di fare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come è nata l&#8217;idea di Bike District?<br />
</strong><strong>Marco Quaggiotto:</strong> <em>“Per rispondere a questa domanda è necessario premettere che, oltre ad essere amici di vecchia data, siamo tutti e tre dei ciclisti urbani e che, di conseguenza, utilizziamo la bicicletta come mezzo di spostamento quotidiano. L’idea di <a href="http://bikedistrict.org/#/45.45661/9.18433/45.45849/9.20000/t">BikeDistrict.org</a> è nata, quindi, dall’esigenza che nasceva nel momento in cui dovevamo spostarci verso una zona di Milano non conosciuta. Quando si ricorreva alla consultazione di siti simili ma ottimizzati per auto e pedoni, era sempre d’obbligo mettere in conto qualche imprevisto (ad es. strade troppo pericolose per la due-ruote o percorsi troppo lunghi) nascente dal fatto che lo spostamento in bicicletta ha delle sue specificità che vanno tenute in conto nel momento di calcolare un itinerario ad hoc.<br />
</em><em>Da questa considerazione iniziale nasce anche la collaborazione tra BikeDistrict e il sito FuoriSalone.it (la manifestazione consistente in una serie di eventi che durante la settimana del Salone del Mobile animano l&#8217;intera città di Milano). Per ogni evento segnalato sul sito di FuoriSalone è stato creato un apposito link a BikeDistrict che aiuterà a percorrere la strada più comoda e sicura chiunque voglia raggiungere in bicicletta la location di proprio interesse”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em></em><strong>Qual è la situazione dei percorsi e piste ciclabili a Milano?<br />
</strong><strong>Sebastiano Scacchetti:</strong><em> “La situazione delle piste ciclabili a Milano non è al momento delle migliori, per una serie di motivi che va dall’incuria in cui alcune di queste sono lasciate, alla totale mancanza di rispetto da parte di alcuni – non tutti, è bene specificarlo – automobilisti e motociclisti che utilizzano le piste ciclabili come parcheggio d’emergenza o come corsia preferenziale.<br />
</em><em>E’ comunque vero che le istituzioni si stanno interessando concretamente al problema, prevedendo la creazione di nuove piste ciclabili e, soprattutto, considerando la bicicletta come mezzo di trasporto anche in una visione della mobilità cittadina che va al di là dei percorsi dedicati.<br />
</em><em>Per quanto riguarda il resto delle strade, va tenuto in conto che Milano è una grande città di cui è difficile curare minuziosamente la manutenzione stradale, ragion per cui si va da strade di agile e comoda percorrenza &#8211; quale ad esempio Viale Romagna ed i suoi controviali &#8211; a strade che sono vere e proprie prove di “sopravvivenza ciclistica”, come le famigerate Via Torino e Corso di Porta Romana”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono le principali difficoltà per chi si muove in bici a Milano soprattutto se per tratti lunghi?<br />
</strong><strong>Davide Bloise</strong>: <em>“Possiamo dire che le difficoltà principali sono quelle che, in un modo o nell’altro, abbiamo già accennato: il traffico, la manutezione delle strade, la scarsa considerazione in cui vengono tuttora tenuti i ciclisti urbani (a tal proposito vorremmo spendere due parole per la campagna “<a title="SALVIAMO I CICLISTI" href="http://www.urbanocreativo.it/mobilita/3689/salviamo-i-ciclisti/">salvaiciclisti</a>”, che sta facendo tutto il possibile per rendere ogni città maggiormente a portata di ciclista e di conseguenza a misura d’uomo: dove c’è meno traffico, c’è meno smog e una maggiore possibilità di vivere la città in maniera meno caotica).<br />
</em><em>Non pensiamo che a Milano ci sia tanta differenza tra tragitti brevi o lunghi: la città è pressoché totalmente piatta, per cui la fatica data dalla pedalata non è elevata ed è quindi a portata di tutti. Proprio per questo è un vero peccato che la bicicletta non sia stata finora tenuta nella giusta considerazione”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come funziona Bike District?<br />
</strong><strong>Marco Quaggiotto:</strong> <em>“L’utilizzo di Bike District è piuttosto semplice ed intuitivo (ci teniamo a sottolinearlo, perché vorremmo che il sito sia utilizzato non solo da chi è avvezzo ad internet, ma anche da chi ha poca dimestichezza con il mezzo): inserendo l&#8217;indirizzo di partenza e quello di destinazione, il sito fornisce istantaneamente indicazioni su come attraversare la città evitando al massimo i tragitti potenzialmente pericolosi per i ciclisti (ad es. pavè, acciottolati, rotaie dei tram o l’eccessivo traffico). I tratti del percorso suggerito sono inoltre evidenziati da colori diversi che aiutano l’utente ad identificarne il livello di ciclabilità: si va dal verde delle piste ciclabili, al rosso che caratterizza le strade particolarmente dissestate o congestionate delle automobili.<br />
</em><em>Chi, invece, preferisce affrontare la città senza curarsi di questi importanti dettagli, può comunque scegliere l’opzione “percorso diretto”, che gli consentirà di visualizzare il percorso più breve, benché non proprio a portata di ciclista”.<br />
</em><strong>Sebastiano Scacchetti:</strong><em> “L’applicazione fornisce anche altri servizi utili per il ciclista urbano: collegandosi al sito è infatti possibile avere delle informazioni aggiornate in tempo reale sulla disponibilità di tutte le stazioni BikeMI, il servizio di bike sharing dal Comune di Milano. In questo modo si può individuare  la  stazione più vicina, avendo la garanzia di trovare un mezzo disponibile.<br />
</em><em>I proprietari di una bicicletta troveranno, invece, di grande interesse la segnalazione, con relativi orari e giorni di apertura, delle ciclofficine milanesi, spazi aperti a tutti dove &#8211; sotto la supervisione di meccanici ed esperti &#8211; si può imparare a prendersi cura della propria due-ruote”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come possono aiutarvi i milanesi in questo progetto? E il Comune?<br />
</strong><strong>Davide Bloise</strong>: <em>&#8220;BikeDistrict è nato come un progetto in continua evoluzione: infatti, oltre all’implementazione del sito già esistente, stiamo lavorando alla creazione di un’applicazione per iPhone e per altri smartphone che consenta a BikeDistrict di diventare un navigatore per biciclette sempre a portata di mano.</em><br />
<em> Sin dall’inizio, inoltre, chiunque utilizzi il servizio è stato sempre invitato sia a segnalarci il proprio percorso abituale nel caso in cui differisca dal tragitto suggerito da BikeDistrict, sia ad indicarci eventuali impedimenti contingenti che rendono di difficile percorrenza una strada solitamente ad alto livello di ciclabilità. Siamo orgogliosi e lusingati dalla quantità di segnalazioni che ci arrivano, cosa che rimarca la necessità che i cittadini sentivano per un sito come il nostro e che ci fa ben sperare per quello che è la nostra massima ambizione: riuscire a creare una “social map”, una mappa partecipata in cui ogni cittadino possa segnalare in tempo reale (soprattutto dopo lo sbarco di BikeDistrict sui dispositivi mobili) le criticità o i punti di forza del percorso affrontato, contribuendo, così a migliorare l’esperienza a pedali di chi vuole spostarsi in città.</em><br />
<em> È possibile inviare le segnalazioni attraverso <a href="http://www.facebook.com/bikedistrict">Facebook</a>, Twitter (<a href="https://twitter.com/#!/bikedistrict">@BikeDistrict</a>  o utilizzando l’hashtag #falastradagiusta) o via mail all’indirizzo info@bikedistrict.org</em><br />
<em> Il Comune di Milano si è dimostrato interessato al progetto, confermandolo più volte anche in occasione del TrafficCamp, il primo barcamp patrocinato dal Comune di Milano stesso e dedicato alle tematiche della mobilità sostenibile. Speriamo possa nascere una collaborazione proficua e duratura: BikeDistrict potrebbe così diventare un tramite tra la cittadinanza e le autorità stesse, costituendo uno sportello telematico sempre a disposizione dei milanesi&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>di Matteo Arnaboldi</em></p>
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		<title>ANIMALI CITY-FRIENDLY</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 11:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si dice che il cane sia il migliore amico dell’uomo, ma qual è l’animale amico delle città? La risposta potrebbe sorprendervi, a partire dal fatto che, di amici nel mondo animale, la città ne ha ben più di uno. Iniziamo dalle galline: chi lo avrebbe mai detto che possono diminuire i rifiuti organici di una città? L’idea dell’amministrazione comunale di Mouscron di donare due galline alle famiglie della città può ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si dice che il cane sia il migliore amico dell’uomo, ma qual è l’animale amico delle città? La risposta potrebbe sorprendervi, a partire dal fatto che, di amici nel mondo animale, la città ne ha ben più di uno.<br />
Iniziamo dalle <strong>galline</strong>: chi lo avrebbe mai detto che possono diminuire i rifiuti organici di una città? L’idea dell’amministrazione comunale di Mouscron di donare due galline alle famiglie della città può sembrare bizzarra, ma pare stia funzionando molto bene al punto che il comune ha già rinnovato per ben tre volte questa particolare “offerta”. Gli abitanti, a patto però che tengano le galline vive per almeno due anni, possono quindi far mangiare parte di ciò che viene comunemente gettato nei sacchi della spazzatura dell’umido a queste galline, diminuendo così il quantitativo annuo di rifiuti del comune.<br />
Se le galline “trita-rifiuti” sembrano strane allora gli “<strong>asini-spazzini</strong>” lo sono ancora di più. Come vi avevamo raccontato qualche tempo fa (leggi <a title="ARRIVANO GLI ASINI SPAZZINI" href="http://www.urbanocreativo.it/news/804/">qui</a> l&#8217;articolo) il comune toscano di <strong>Santa Maria a Monte</strong> per pulire la città ha adottato una soluzione a zero emissioni sicuramente molto innovativa: gli asini appunto. Questi diligenti lavoratori si muovono in coppia e vanno di casa in casa a raccogliere la spazzatura, ovviamente guidati dall’uomo.<br />
Grazie a loro il servizio di raccolta dei rifiuti è persino migliorato rispetto a quando veniva svolto con i mezzi meccanici. Senza dimenticare poi che gli asini non inquinano certamente come i camion. Questa iniziativa, come ci aveva spiegato il sindaco David Turini, <em>“crea un rapporto diretto fra operatore e cittadino, e contribuisce a rivalutare il centro storico”</em>. Inoltre l’ufficio stampa del comune ci ha fatto sapere che per quest’estate <em>“c’è la volontà di allargare il servizio in altre frazioni della città al di fuori del centro storico così da sostituire con gli asini altri mezzi meccanici che verrebbero invece utilizzati per migliorare la raccolta rifiuti nelle zone più densamente popolate”</em>.<br />
Ma il vero alleato delle nostre città, soprattutto d’estate è: il <strong>pipistrello</strong>. Un animale che sicuramente non ha mai ricevuto molto affetto da parte dell’uomo. Per secoli, infatti, è stato vittima delle superstizioni e del suo aspetto non molto carino, ma oggi invece è senza dubbio un alleato formidabile nella lotta agli insetti nocivi. Si calcola infatti che in media un pipistrello, in una sola notte, sia in grado di mangiare tra i 1.500 e i 2.000 insetti, tra cui anche le zanzare.<br />
Da qui l’idea del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze in collaborazione con Unicoop Firenze di mettere in commercio dei rifugi per pipistrelli, le Bat Box, e di far conoscere attraverso una campagna di sensibilizzazione i benefici che possono recare i pipistrelli all’ecosistema. Moltissimi sono i comuni che hanno già installato delle Bat Box, nelle proprie città con ottimi risultati.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>di Matteo Arnaboldi</em></p>
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		<title>L&#8217;ITALIA CHE VERRA&#8217;</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 10:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le conseguenze dei cambiamenti climatici sono un tema assai delicato in Italia. Negli ultimi anni, infatti, il nostro Paese è stato colpito da diverse calamità naturali, ognuna delle quali ha segnato profondamente la geografia del territorio colpito. Che la causa sia stata semplicemente la natura o l’incompetenza dell’uomo non cambia il fatto che bisogna far fronte a questo problema e far si che in futuro non ci siano più gravi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le conseguenze dei cambiamenti climatici sono un tema assai delicato in<strong> Italia</strong>. Negli ultimi anni, infatti, il nostro Paese è stato colpito da diverse calamità naturali, ognuna delle quali ha segnato profondamente la geografia del territorio colpito. Che la causa sia stata semplicemente la natura o l’incompetenza dell’uomo non cambia il fatto che bisogna far fronte a questo problema e far si che in futuro non ci siano più gravi conseguenze per le città e per le persone che la abitano.<br />
Ciò che è necessario oggi è creare un sistema di pianificazione urbana. Mentre le istituzioni sembrano ancora vacillare e incontrare difficoltà sull’argomento, i cittadini appaiono, invece, sempre più consapevoli che la pianificazione debba essere alla base di ogni progetto di costruzione o ri-costruzione delle città. Non è un caso che l’argomento sia stato ripreso anche in televisione dal programma <strong>Presa Diretta</strong> su <strong>RaiTre</strong> nelle ultime due settimane.</p>
<p style="text-align: justify;">Per approfondire meglio la questione della Pianificazione Urbanistica in Italia cominciamo questa settimana un reportage di approfondimento sul tema, per chiarire cosa sta succedendo in Italia, cosa accadrà nel prossimo futuro, ma soprattutto, come dovrebbero andare le cose.<br />
Il primo a parlare a <strong>Urbano Creativo</strong> è <strong>Carlo Malgarotto</strong>, geologo e componente del <strong>Comitato Tecnico dell’Autorità di Bacino del Magra</strong>, nella Liguria colpita dalle recenti alluvioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In poco più di una settimana sono stati ben tre i territori liguri a cedere sotto la spinta delle piogge. Cosa è accaduto quest&#8217;anno che non era accaduto prima? questo fenomeno può accadere nuovamente?</strong><em><br />
“Purtroppo non è accaduto solo quest’anno, ricordiamo gli eventi più recenti di Natale del 2009 e di quello del 2010, come anche il 14 agosto 2010 a Portovenere. Le condizioni metereologiche che si sviluppano attualmente con maggiore frequenza nel periodo autunnale, causano precipitazioni molto elevate in tempi estremamente brevi, che cadono su un territorio impreparato all’impatto. </em><em>Proprio le correnti occidentali, deviate dalla Corsica, fanno insistere questi cumulonembi sulla Liguria e l’alta Toscana con gli effetti visti.La ripetitività degli eventi è legata quindi al persistere di certe condizioni atmosferiche, ergo, ogni autunno c’è una elevata probabilità del ripetersi del fenomeno”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il post alluvione: quali sono stati i piani per la ricostruzione e la riurbanizzazione? come giudica queste iniziative?</strong><em><br />
“Non ci sono piani di riurbanizzazione, solamente si sta affrontando il tema del ripristino della viabilità e della messa in sicurezza, per quanto possibile, delle aree maggiormente colpite. Solo questi interventi hanno costi talmente elevati da non aver le risorse pubbliche necessarie. </em><em>Il mondo professionale, dopo il contributo volontario dato in emergenza,  e quello imprenditoriale si stanno impegnando insieme agli Enti per riuscire a trovare una soluzione”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignright" src="http://www.urbanocreativo.it/wp-content/uploads/2012/02/Carlo-Malgarotto.jpg" alt="" width="208" height="198" />Una nota trasmissione di Rai Tre in particolare si è soffermata sui piani di ricostruzione del dopo alluvione:</strong>  <em><br />
&#8220;Diciamo che non esistono dei piani di ricostruzione, semmai esistono delle concessioni edilizie già date ma con lavori non ancora terminati, alcune in aree inondate per cui (per queste ultime) si è reso necessario un approfondimento a seguito di una delibera di Regione Liguria che ha chiesto alle Autorità di Bacino, quella regionale (per le Cinque Terre) e quella interregionale del Fiume Magra (per Val di Vara e Aulla), di esprimere un parere squisitamente tecnico sulla compatibilità degli interventi con quanto accaduto, pareri espressi come richiesto a fine gennaio. </em><br />
<em> Per le future eventuali costruzioni, saranno condotti degli studi approfonditi su quanto accaduto e sulla possibilità del ripetersi, con probabile delimitazione di qualche area come non più edificabile. </em><br />
<em> La pianificazione territoriale parte proprio dai Piani di Bacino, che sono pianificazione sovraordinata (a piani regolatori comunali eccetera), il segreto sta proprio nel potenziare questi eccezionali sistemi di difesa del suolo e non relegandoli a “passacarte” per paura dei troppi vincoli al territorio&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In queste ultime settimane il programma televisivo di approfondimento “Presa Diretta” ha cominciato ad analizzare il sistema pianificatorio italiano, mettendo in evidenza alcune storture evidenti per chi se ne occupa da anni, ma che al pubblico probabilmente non erano così evidenti. quali sono le basi per la pianificazione? cosa dovremmo fare per il futuro?</strong><em><br />
“Il problema attuale della pianificazione è una legislazione non chiara, c’è la necessità assoluta di una legge di governo del territorio organica, che assegni la filiera delle competenze, che detti le regole per la manutenzione del territorio (voce attualmente a zero nella stragrande maggioranza dei bilanci pubblici) e che dia degli strumenti di reale difesa del suolo. Solo su queste basi si potrà finalmente conoscere più approfonditamente il territorio, affrontando il problema con un approccio multidisciplinare che sappia cogliere la complessità delle dinamiche del sistema Terra. </em><em>L’attuale carenza di personale e di risorse dei servizi tecnici negli enti pubblici non facilita certo una buona pianificazione: manca completamente l’investimento nella prevenzione, che, ricordiamo, costa sempre almeno dieci volte meno dell’emergenza”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E&#8217; innegabile che molte amministrazioni comunali concedano il permesso a costruire per poter &#8220;fare cassa&#8221;, attraverso gli oneri di urbanizzazione. Lo fanno perchè i finanziamenti dallo stato sono sempre meno, perchè il patto di stabilità incombe, per tanti motivi. A farne le spese però è il territorio. Quali sono le possibili soluzioni?</strong><em><br />
“Al riguardo, qualche timido segnale di inversione di tendenza c’è, alcune amministrazioni comunali stanno ripensando i Piani Regolatori impedendo di fatto nuove costruzioni in buona parte del territorio; ci sono un paio di esempi proprio nella provincia della spezia. è altrettanto innegabile che i cordoni stretti dello Stato impongano agli enti locali scelte difficili, ma quanto costa avere un territorio devastato economicamente e socialmente da una alluvione e quanto costa invece prevenire con scelte di economia ambientalmente sostenibile? forse qualcuno se ne sta rendendo conto, e ci da speranza per il futuro, perché proprio la presa di coscienza di questo problema è la soluzione, imparare da quanto accaduto senza invocare sempre catastrofi e cominciare a convivere con le pericolosità, siano esse idrogeologiche, sismiche o vulcaniche, in Italia non ci manca niente. Da una parte abbiamo necessità di prevenzione tramite una corretta pianificazione territoriale, dall’altra abbiamo la necessità di piani di protezione civile partecipati”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>di Matteo Arnaboldi</em></p>
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		<title>SOPA STRIKE: THE DAY AFTER</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 10:08:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sopa, Pipa, Blackout. Sono queste le parole che negli utlimi giorni hanno intasato la rete. Tutto è iniziato con Wikipedia, la più grande enciclopedia opensource del mondo, che ieri (18 gennaio) ha oscurato la propria pagina inglese. Potremmo definirla una sorta di avvertimento di quello che potrebbe accadere qualora entrassero in vigore Sopa (Stop Online Piracy Act) e Pipa (Protect Ip Act). Segnatevi questi due nomi perché nei prossimi mesi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sopa, Pipa, Blackout. Sono queste le parole che negli utlimi giorni hanno intasato la rete.<br />
Tutto è iniziato con Wikipedia, la più grande enciclopedia opensource del mondo, che ieri (18 gennaio) ha oscurato la propria pagina inglese.<br />
Potremmo definirla una sorta di avvertimento di quello che potrebbe accadere qualora entrassero in vigore Sopa (Stop Online Piracy Act) e Pipa (Protect Ip Act).<br />
Segnatevi questi due nomi perché nei prossimi mesi ne sentirete parlare molto spesso. La protesta in rete partita dagli USA ha già raggiunto gli angoli più remoti del pianeta, non è un caso infatti che su Twitter hashtag come #SOPA e #WikipediaBlackout siano diventati trend topic in pochissime ore.<br />
Cerchiamo di capire bene di cosa stiamo parlando. Partiamo dall’inizio: il 26 ottobre 2011 il deputato repubblicano Lamar S. Smith presenta alla Camera dei rappresentanti statunitense la proposta di legge H.R. 3261 sul copyright, meglio conosciuta come “Stop Online Piracy Act”, Sopa appunto. Pipa (Protect IP Act) invece non è altro che una proposta gemella, avanzata nel maggio del 2011 dal senatore democratico Patrick Leahy, il cui iter sta incontrando maggiori difficoltà per via di numerosi dubbi sui possibili conseguenti danni alla libertà di espressione.<br />
Proprio Wikipedia è uno dei maggiori interessati ai provvedimenti. Qualora venissero approvati infatti, i titolari di copyright statunitensi potrebbero agire direttamente per impedire la diffusione di contenuti protetti. Letta così potrebbe sembrare che verrebbe garantita maggiore protezione dei contenuti e quindi una diminuzione della pirateria informatica, ma non è proprio così.<br />
<em>“Se venisse approvata</em> – ci spiega <strong>Luca De Biase</strong> de <em>il Sole 24 Ore</em> –<em> la Sopa darebbe agli editori la possibilità di limitare l&#8217;uso libero e leale delle idee da parte dei cittadini e, paradossalmente, si tradurrebbe in un rischio per gli stessi editori, perché incentiverebbe la conservazione dei vecchi modelli di business editoriale e renderebbe più difficile l&#8217;innovazione di quel settore della quale c&#8217;è comunque profondo bisogno. Secondo me”.</em><br />
La stessa Wikipedia, contraria alla proposta, sul proprio sito scrive: <em>“Wikipedia non approva la pirateria informatica, né la giustifica in alcun modo sulle pagine dell&#8217;enciclopedia. Gran parte del lavoro degli utenti di Wikipedia consiste in effetti nell&#8217;identificare e rimuovere, con la massima prontezza e velocità, le violazioni di copyright altrui che vengano inserite nelle voci”.</em><br />
Da quello che ne esce navigando in rete, infatti, è che ci sia molto timore riguardo a ciò che potrebbe accadere dopo l’eventuale approvazione.<br />
Molte sono le voci contrarie infatti. Lo stesso <strong>De Bias</strong>e ci spiega: <em>“Sono contrario alla Sopa perché non prevede misure equilibrate in ordine, da un lato, all&#8217;interesse degli editori che vogliono salvaguardare il copyright che hanno acquisito dagli autori e, dall&#8217;altro, all&#8217;interesse dei cittadini che hanno il diritto di poter contare sul regole certe nell&#8217;accesso all&#8217;internet libera, neutrale, creativa, culturalmente ricca, tecnicamente innovativa”.</em><br />
Alla protesta di Wikipedia si sono uniti altri colossi del web come Fondazione Mozilla, e la Free Software Foundation. Ci sono molti altri big che hanno aderito alla protesta in altre forme. Tra questi ad esempio WordPress, ha censurato i titoli dei blog che vengono di solito raccolti nella sua homepage. All’appello però sono mancati grandi compagnie come Google, Facebook e Yahoo che hanno aderito solo in forma minore. Ma questi non sarebbero certo esenti dal provvedimento, infatti blog, profili di social network e siti personali potranno essere giudicati colpevoli di violazione di copyright con la conseguente rimozione dall&#8217;indicizzazione di Google. Per non parlare di tutti quei canali di file streaming. Il fondatore di Facebook, <strong>Mark Zuckerberg</strong>, si è schierato un po’ in ritardo contro il provvedimento, ma ha voluto sottolineare che<em> “Internet è il più potente strumento che abbiamo per creare un mondo più aperto e connesso. Non possiamo permettere che leggi mal formulate segnino lo sviluppo di Internet. Facebook si oppone a SOPA e PIPA e continueremo ad opporci a qualsiasi legge che possa gravare su Internet. Il mondo necessita di leader politici che siano pro-Internet”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Se i provvedimenti dovessero passare qualsiasi contenuto multimediale potrà essere soggetto a Sopa e Pipa, e chiunque potrà rivolgersi ai tribunali statunitensi per bloccare la diffusione illecita di file non autorizzati.<br />
Anche www.urbanocreativo.it si è unito alla protesta, evidenziando la propria adesione attraverso una fascia nera che incita a dire STOP al Sopa. “<em>Ci sembra che questi provvedimenti, in discussione al Congresso e al Senato degli Stati Uniti</em> – spiega il direttore responsabile Micaela Terzi – <em>non siano trattati nel modo più corretto. Per proteggere il diritto d’autore è necessario e lecito limitare la libertà di espressione in rete? La libera espressione dei cittadini digitali non deve forse essere tutelata in maniera adeguata, tanto quando il copyright deve essere rispettato? A Urbano Creativo non siamo solito dare giudizi, ma lanciare spunti di riflessione. E aderire al Sopa, o scrivere un articolo di approfondimento, per noi significa accompagnare i nostri lettori in una riflessione su un argomento che ci tocca da vicino. La protesta sembra aver dato i suoi frutti: La legge anti-pirateria in discussione al Congresso americano è stata infatti messa in standby, dopo le proteste di ieri. Ma crediamo che questo sia un argomento su cui continuare a vigilare e a tenere informati i cittadini digitali”</em>. Per avere maggiori informazioni, oltre a consultare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stop_Online_Piracy_Act">Wikipedia</a>, potete informarvi su <a href="http://sopastrike.com/">sopastrike.com</a>.</p>
<p><em>di Matteo Arnaboldi</em></p>
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		<title>NETWORK DELLE CITTA&#8217; INTELLIGENTI</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 09:56:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giulia campodonico]]></category>
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		<description><![CDATA[Clima, mobilità, ripresa economica e inclusione sociale sono queste le principali questioni che le città europee di oggi devono affrontare. Ma come spesso accade la scarsa informazione e l’assenza di collaborazione tra le amministrazioni rendono difficile la risoluzione di questi problemi. A Ecomondo abbiamo conosciuto Giulia Campodonico, Coordinatrice del Progetto Nice che ci ha parlato di EUROCITIES, un “network” che, attraverso molteplici iniziative mira proprio a risolvere i problemi delle ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Clima, mobilità, ripresa economica e inclusione sociale sono queste le principali questioni che le città europee di oggi devono affrontare. Ma come spesso accade la scarsa informazione e l’assenza di collaborazione tra le amministrazioni rendono difficile la risoluzione di questi problemi. A Ecomondo abbiamo conosciuto Giulia Campodonico, Coordinatrice del Progetto Nice che ci ha parlato di <a href="http://www.eurocities.eu/main.php">EUROCITIES</a>, un “network” che, attraverso molteplici iniziative mira proprio a risolvere i problemi delle città odierne e a favorirne uno sviluppo sostenibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cos&#8217;è EUROCITIES?</strong><br />
<em>“EUROCITIES è la rete delle grandi città europee, con più di 130 membri provenenti sia dai paesi dell’UE che dal resto del continente. Questa rete mira a dare maggior visibilità ai grandi centri urbani europei, attraverso la creazione di incontri con le istituzioni europee sul campo legislativo, progettuale e delle politiche, e su tutte le aree che possono interessare le città ed i loro abitanti”.</em></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 233px"><img src="http://www.urbanocreativo.it/wp-content/uploads/2011/11/P1020082.jpg" alt="" width="223" height="399" /><p class="wp-caption-text">Giulia Campodonico</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono le principali attività che svolge?</strong><br />
<em>“Il network di EUROCITIES attualmente coinvolge più di 2,000 operatori (amministratori, politici, ecc.) nelle città, che si scambiano idee nei nostri 41 gruppi tecnici, all’interno di 6 forum tematici: affari sociali, ambiente, cultura, mobilità, società della conoscenza e sviluppo economico. </em><em>Attualmente, le azioni di EUROCITIES si concentrano su tre priorità stabilite annualmente: clima, ripresa economica e inclusione sociale. </em><em>Particolare attenzione è inoltre dedicata ai temi del budget dell’UE e alla politica di coesione”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali iniziative sono state attivate da EUROCITIES in questi anni?</strong><br />
<em>“EUROCITIES ha attivato tantissime iniziative basti pensare, tra le altre iniziative, alla Integrating Cities Charter, a Cities for Active Inclusion (per la quale organizziamo una conferenza ad Amsterdam l’anno prossimo), alla Dichiarazione sui Cambiamenti Climatici (2009), all’organizzazione del Covenant of Mayors, alla <a href="http://www.greendigitalcharter.eu/">Green Digital Charter</a> (2011) o  all’avvio del progetto NiCE (Networking intelligent Cities for Energy Efficiency). </em><em>Dopo i successi riscontrati nelle edizioni precedenti, EUROCITIES gestirà anche nel 2012 l’organizzazione della Settimana Europea della Mobilità.<br />
</em><em>EUROCITIES, inoltre, collabora costantemente con le diverse presidenze dell’Unione e con le istituzioni dell’UE”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In che modo l&#8217;information and comunication technology può rendere efficiente e &#8220;smart&#8221; una città?</strong><br />
<em>“Il rapido sviluppo e l’uso crescente delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), in particolar modo la cosiddetta &#8220;Rivoluzione Internet&#8221;, ha trasformato le nostre società e le nostre economie, il modo di far affari e quello di comunicare tra di noi, come viene prodotta ed usata l’energia e come lavoriamo ed impariamo.<br />
</em><em>Le nuove tecnologie stanno anche trasformando a tutti i livelli la Pubblica Amministrazione e il modo in cui le città interagiscono con i loro partners locali e le loro comunità. Sia le  imprese che i cittadini si aspettano infatti un accesso facile ad informazioni in tempo reale e servizi on-line affidabili.<br />
Per le città, le “TIC” permettono la distribuzione di infrastrutture e servizi più efficente, e sono un catalizzatore nelle tematiche quali l’inclusione sociale, i trasporti (sia di persone che di merci) e le emissioni di carbonio. </em><em>Questo include: semplificare e migliorare le operazioni interne alle amministrazioni delle città e le loro relazioni con altri organi implicati nell’organizzazione del settore pubblico e nell’offerta dei servizi; facilitare l’interazione dei servizi pubblici tra le città, i cittadini e gli altri interessati (organi legislativi, imprese, società civile, communità auto-organizzate), e quindi permettere una migliore partecipazione dei cittadini ed un monitoraggio e una valutazione generali dei processi decisionali e della loro attualizzazione; infine assicurare l’inclusività e le pari opportunità per tutti, dato che molti cittadini che non sono “connessi” possono considerare i servizi “offline” più costosi e lunghi da compiere”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" src="http://www.urbanocreativo.it/wp-content/uploads/2011/11/LOGO_NiCE.jpg" alt="" width="292" height="173" />L&#8217;ultimo vostro progetto in ordine di tempo è NiCE. Qual è lo scopo di questa iniziativa?</strong><em><br />
“Il progetto “<a href="http://www.greendigitalcharter.eu/">NiCE</a>” (Networking intelligent Cities for Energy Efficiency) promuove e sostiene l’implementazione della Green Digital Chart (GDC), un documento firmato ad oggi da 25 città. Queste città si sono impregnate a utilizzare le nuove tecnologie nel campo dell’informazione e della comunicazione (TIC) per ridurre le loro emissioni di CO2 (incluse quelle delle TIC stesse); a essere dei leader nell’adozione di nuove soluzioni tecniche nell’ambito della lotta ai cambiamenti climatici; infine a creare dei partenariati tra pubblico e privato, utilizzando le TIC, in modo da ridurre i consumi energetici e le emissioni  di CO2.<br />
Il progetto NiCE, in particolare, mira a sviluppare una struttura comune per classificare, misurare, confrontare e sostenere le azioni delle città nell’ambito della GDC, sostenere le città nell’implementazione della GDC attraverso una serie di scambi mirati e attività formative; e sviluppare ampie sinergie con stakeholders e simili iniziative”. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono gli obiettivi futuri di EUROCITIES?</strong><em><br />
“La continuazione dei progetti e dei programmi in corso è d’obbligo. EUROCITIES mantiene la difesa degli interessi delle grandi città presso le varie istituzioni europee. Il metodo di lavoro per i prossimi anni include tre azioni: influenza politica, visibilità e networking.<br />
L’influenza politica comporta il lobby a favore delle grandi città. La visibilità si riferisce a tutto ciò che viene fatto insieme e per le istituzioni, in modo da rendere più visibili i grandi centri urbani. </em><em>Il networking, invece, si svolge più all’interno di EUROCITIES che all’esterno, traduce il nostro impegno nel costruire e mantenere la rete di città che è stata messa in piedi, e favorire la circolazione delle ‘buone pratiche’ dalla città che le ha costituite verso le alter”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Sul canale youtube di <a href="http://www.youtube.com/user/urbanocreativotv#p/a/u/0/qG9JdRoFIq4">Urbano Creativo</a> è possibile vedere la video-intervista di Giulia Campodonico a Ecomondo</p>
<p style="text-align: justify;"><em>di Matteo Arnaboldi</em></p>
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		<title>DESIGN&#8230;AL CUBO</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 08:55:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[dossier]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>

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		<description><![CDATA[L’outdoor design va in scena a Rimini. Teatro per l’occasione, come da molti anni, è il Sun, il Salone internazionale dell’esterno. Anche quest’anno infatti, dal 20 al 22 ottobre, nella città romagnola si terrà l’importante evento fieristico internazionale dedicato all’outdoor, dove produttori, architetti, buyer e operatori di tutta la filiera dell’arredo e progettazione per l’esterno potranno incontrarsi e conoscere tutte le novità del settore. All’interno della fiera non mancherà lo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’outdoor design va in scena a Rimini. Teatro per l’occasione, come da molti anni, è il Sun, il Salone internazionale dell’esterno.<br />
Anche quest’anno infatti, dal 20 al 22 ottobre, nella città romagnola si terrà l’importante evento fieristico internazionale dedicato all’outdoor, dove produttori, architetti, buyer e operatori di tutta la filiera dell’arredo e progettazione per l’esterno potranno incontrarsi e conoscere tutte le novità del settore.<br />
All’interno della fiera non mancherà lo spazio dedicato ai giovani e alle prossime tendenze. Anche per l’edizione 2011, infatti, è stato proposto un concorso per giovani designer ai quali è stato chiesto di sviluppare il concetto del “vivere la città”, creando scenari sperimentali e concetti inediti sul tema dell&#8217;arredo urbano.<br />
Tra i 30 finalisti del concorso, che esporranno i loro progetti durante la tre giorni di fiera, c’è <strong>Mauro Grillo</strong>, un giovane designer di Lecco che ci racconta in anteprima il suo lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img src="http://www.urbanocreativo.it/wp-content/uploads/2011/10/05.jpg" alt="" width="466" height="337" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mauro perché hai scelto la strada del design dell’arredo urbano?<br />
</strong><em>E’ un settore che mi ha sempre incuriosito in quanto oltre ad una estetica piacevole bisogna pensare a prodotti funzionali, che siano utili e che rispondano ad esigenze reali. Si tratta di una progettazione dove la responsabilità del designer conta tantissimo, anche nell’individuare nuovi scenari. Tutto questo non c’è stato nelle mie esperienze passate e dunque ho deciso di mollare tutto e trasferire la mia esperienza di progettista in  questa nuova strada.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alla fiera presenterai BiBe. Ci puoi spiegare di che si tratta?<br />
</strong><em>Bibe è un arredo per esterni multifunzionale modulare progettato per allestimenti urbani temporanei di breve e media durata, come ad esempio fiere, eventi, manifestazioni, sia in esterno che interno.<br />
</em><em>E’ composto da un modulo in plastica riciclata stampato in rotazionale, simile ad una tanica, che può essere zavorrabile con acqua. Ciò non toglie che possa essere realizzato con altri materiali</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono le sue funzioni?<br />
</strong><em>A seconda degli accessori usati, può essere una rastrelliera  per biciclette, una seduta, ma anche, ad esempio, un totem segnaletico: le applicazioni  possibili sono numerose e le modalità di composizione illimitate, così come le colorazioni. Può essere lasciato in appoggio o ancorato a terra. Inoltre è leggero e  impilabile,  quindi agevole da trasportare e allestire, e data la sua semplicità non richiede investimenti elevati per essere realizzato.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" src="http://www.urbanocreativo.it/wp-content/uploads/2011/10/09.jpg" alt="" width="461" height="217" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come ti è venuta questa idea?<br />
</strong><em>Andando a fiere e manifestazioni mi sono accorto che in questi eventi manca un arredo urbano dedicato. Spesso viene curata solo la segnaletica, ma ad esempio non è previsto un sistema coordinato e riconoscibile  per il parcheggio delle biciclette, che nell’ambito di questo tipo di eventi (pensiamo al Fuorisalone ad esempio), sarebbe da incentivare al massimo</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quindi pensi possa essere inserito facilmente in un contesto fieristico?<br />
</strong><em>Certamente. BiBe può essere concepito in una manifestazione integrandolo, ad esempio, con un servizio di bike sharing e diventando al tempo stesso un elemento di immagine personalizzato per l’evento, giocando con i colori ed eventuali grafiche da applicare. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>di Matteo Arnaboldi</em></p>
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		<title>L&#8217;ENERGIA DEL FUTURO VISTA DAI GIOVANI D&#8217;OGGI</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 08:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[dossier]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia sostenibile]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono state sette quest’anno le idee finali selezionate per il concorso Twenty4Twenty, progetto ideato dalla fondazione EnergyLab che riunisce le principali Università e i Centri di ricerca lombardi. Il concorso ha visto 400 giovani ventenni appartenenti alle Università milanesi cimentarsi e confrontarsi sul tema dell’energia del futuro. Gli studenti, infatti, dopo aver seguito un percorso formativo, sono stati chiamati ad immaginare le metropoli del futuro come città energeticamente autosufficienti e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono state sette quest’anno le idee finali selezionate per il concorso Twenty4Twenty, progetto ideato dalla fondazione <a href="http://www.energylabfoundation.org/energy/cms/energylab/ita.html">EnergyLab</a> che riunisce le principali Università e i Centri di ricerca lombardi.<br />
Il concorso ha visto 400 giovani ventenni appartenenti alle Università milanesi cimentarsi e confrontarsi sul tema dell’energia del futuro. Gli studenti, infatti, dopo aver seguito un percorso formativo, sono stati chiamati ad immaginare le metropoli del futuro come città energeticamente autosufficienti e a cercare delle possibili soluzioni future al problema della sviluppo dell’energia.<br />
A tal proposito abbiamo intervistato <strong>Giulia Escher</strong>, team leader del progetto vincitore di quest’anno, &#8220;Switch off and win&#8221;, che andrà a presentare, assieme agli altri capigruppo finalisti, al Festival dell’Energia che si svolgerà a Firenze il 23 settembre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Partiamo parlando di Twenty4twenty. Come siete venuti a conoscenza di questo progetto e perché avete scelto di parteciparvi?</strong><br />
<em>Alcuni ragazzi che hanno partecipato l&#8217;anno scorso hanno fatto il giro delle università di Milano per far conoscere il progetto e coinvolgere noi del secondo anno. Credo che, come me, tutti i ragazzi del team siano rimasti colpiti dalla possibilità che ci veniva offerta di sviluppare un nostro progetto in un ambito &#8211; quello dell&#8217;energia &#8211; che, anche se non necessariamente coincidente con gli studi di ciascuno di noi, interessa tutti per la sua attualità. Lo stimolo più grande è stato il fatto che ci veniva chiesto di lavorare ad un&#8217;idea nostra: non solo pensare a un progetto che potesse dare un contributo nel campo della sostenibilità, ma curarne ogni aspetto, renderlo reale e studiare gli esiti della sua eventuale applicazione. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci spieghi come funziona e qual è l&#8217;obiettivo di questa vostra idea?</strong><br />
<em>Il progetto si colloca nell&#8217;ambito del risparmio energetico. Il punto è questo: nelle nostre case l&#8217;energia elettrica è soggetta a una miriade di sprechi inutili &#8211; dal lasciare le luci accese o le prese attaccate, all&#8217;utilizzare elettrodomestici vecchi e inadatti. Attraverso semplici accorgimenti si risparmierebbe di molto sulla bolletta e allo stesso tempo si ridurrebbero le emissioni di CO2 dovute alla produzione dell&#8217;energia. Semplice, no? Eppure, nessuno sembra badarci! Lo scopo del nostro progetto, &#8220;Switch off and win&#8221;, è quello di unire il risparmio energetico ai meccanismi del &#8220;gioco&#8221;, in modo tale da incentivare il risparmio stesso. Per essere più precisi, lo stimolo fondamentale è dato dalla competizione, che viene creata fra un condominio e l&#8217;altro di uno stesso quartiere: i condomini, infatti, gareggiano l&#8217;uno contro l&#8217;altro per vincere un premio destinato all&#8217;abitazione che nell&#8217;arco di un anno avrà ridotto maggiormente i propri consumi energetici. Un premio che, dovendo costituire un incentivo comune a tutti, corrisponde a una somma in denaro, versata dall&#8217;ente pubblico di competenza, pari al risparmio effettivamente ottenuto dalla famiglia. Il nostro obiettivo è stato, quindi, quello di concentrarci sui comportamenti delle persone, promuovendo uno stimolo &#8211; quello della competizione &#8211; che riteniamo possa portare verso una routine più sostenibile, e studiandone quantitativamente, almeno per via teorica, gli esiti.</em><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tra pochi giorni parteciperete al Festival dell&#8217;Energia a Firenze. Un&#8217;occasione per far conoscere il vostro progetto. Quali sono le vostre aspettative al riguardo? </strong><strong>Cercherete di realizzare la vostra idea in futuro?</strong><br />
<em>Tutti noi Team Leader partecipanti al progetto T4T interverremo al Festival dell&#8217;Energia di Firenze giorno 23 Settembre per presentare i nostri lavori. All&#8217;interno del mio team, così come negli altri 6 che vi prenderanno parte, siamo tutti molto felici di avere l&#8217;opportunità di farci ascoltare da un pubblico più ampio e speriamo che le nostre idee siano accolte con curiosità dai presenti.</em><br />
<em>Il progetto è stato studiato per essere realizzato e il fatto che ci abbiano conferito questo premio è un segnale che il comitato della Fondazione EnergyLab l&#8217;ha ritenuto valido e, quindi, applicabile nella realtà. Abbiamo intenzione di discutere dei dettagli e dei necessari perfezionamenti con il comitato stesso. Dopodiché, ci muoveremo affinché l&#8217;idea venga attenzionata seriamente.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo questa esperienza avete intenzione di ripetervi partecipando ad altri progetti simili magari con altre idee &#8220;sostenibili?</strong><br />
<em>Lavorare insieme è stata una bellissima esperienza e, sebbene il nostro gruppo sia nato per puro caso, si è rivelato un team vivace e caratterizzato da una grande voglia di fare. Per me è stata la prima esperienza di lavoro di gruppo e sono rimasta colpita dalla sintonia e dalla stima che abbiamo trovato gli uni negli altri. Pertanto, sono sicura che se si ripeteranno delle occasioni simili saremo pronti a collaborare nuovamente e a portare avanti le nostre idee per la protezione dell&#8217;ambiente. Tuttavia, il lavoro su &#8220;Switch off and win&#8221; non è ancora finito, quindi prevedo che l&#8217;EnergyHub (questo il nome del nostro team) sarà ancora impegnato su questo fronte nel prossimo futuro.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di Matteo Arnaboldi</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nella foto alcuni dei componenti del team EnergyHub durante la premaizione di Twenty4Twenty: Rosalba Chiofalo, Claudia Colella, Giulia Escher, Alberto Mallia, Marco Matteazzi, Luigi Paladino, Alessandro Rettani, Gabriele Salcuni, Luca Sardella, Alice Scaccini, Alessandro Tansini, Stefano Trabucchi, Giovanni Viganò</p>
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		<title>I LUOGHI DELL&#8217;INNOVAZIONE</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 06:40:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[innovazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Permettere alle imprese toscane di essere più competitive sul mercato, favorendo nuove opportunità di business. E&#8217; questo l&#8217;obiettivo con cui nasce il Polo di Innovazione ICT-Robotica della Regione Toscana, che verrà ufficialmente presentato in autunno. L&#8217;idea di base di questa iniziativa è quella di favorire l&#8217;incremento della competitività del sistema d’impresa in particolare in alcuni settori strategici, favorendo un miglior rapporto tra le imprese e il mondo della ricerca. Un ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Permettere alle imprese toscane di essere più competitive sul mercato, favorendo nuove opportunità di business. E&#8217; questo l&#8217;obiettivo con cui nasce il Polo di Innovazione ICT-Robotica della Regione Toscana, che verrà ufficialmente presentato in autunno. L&#8217;idea di base di questa iniziativa è quella di favorire l&#8217;incremento della competitività del sistema d’impresa in particolare in alcuni settori strategici, favorendo un miglior rapporto tra le imprese e il mondo della ricerca. Un esempio, quello toscano, che stanno seguendo moltissime altre regioni, con iniziative simili. In un recente post vi abbiamo ad esempio parlato anche del Tecnopolo di Ravenna, che ha da poco inaugurato la sua attività. E anche Urbano Creativo ha la sua sede all&#8217;interno di un Acceleratore d&#8217;Impresa, quello del Politecnico di Milano – Polo di Como, gestito da Fondazione Politecnico.<br />
Acceleratori, Parchi Scientifici e Poli Tecnologici rappresentano il futuro del business, non solo in Italia ma anche nel resto del mondo? Sicuramente la loro apertura non è una novità degli ultimi tempi. Anzi, da parecchi anni nel nostro Paese si parla di strutture di questo tipo, per dare slancio all&#8217;economia e accompagnare le imprese nello sviluppo della propria competitività. Per capire meglio le potenzialità di queste iniziative, e comprendere la loro storia, abbiamo intervistato <strong>Gianluca Carenzo</strong> del Comitato di Direzione del Parco Tecnologico Padano di Lodi, che ci ha fornito una panoramica del fenomeno, spiegandoci quando e come si è sviluppato.<br />
<em>“Dal punto di vista storico i parchi scientifici nascono da una legge che li istituiva in particolare nel Mezzogiorno, all&#8217;inizio degli Anni &#8217;80 a testimonianza di una visione di lungo periodo&#8221;. </em>Purtroppo non tutte quelle iniziative furono di successo in quanto nate in aree poco o nulla industrializzate e con grandi difficoltà di sviluppo.<br />
Quindi, nonostante il nostro Paese fosse all&#8217;avanguardia rispetto al resto d&#8217;Europa, che ha visto la nascita dei primi parchi sono negli Anni &#8217;90, i “nostri” hanno avuto una nomea non molto bella, dato che in molti casi si sono rivelati un &#8220;flop&#8221;. La seconda generazione di parchi italiani ha visto la luce sul finire degli Anni &#8217;90, primi 2000, e questi sono quelli che ancora oggi sono in attività. <em>“Il Ptp di Lodi, ad esempio, è nato nel 2002. Mentre la terza generazione è quella che nasce adesso”</em>. Anche per tipologia i parchi non sono tutti uguali. “Da un punto di vista operativo,non essendoci una legge che regolamenta in modo specifico la funzione e la tipologia dei parchi, vediamo che si tratta di iniziative molto eterogenee. Prima di tutto da un punto di vista giuridico: alcuni infatti si costituiscono come Spa, altri sono la diretta emanazione di Fondazioni, infine altri sono strutture pubbliche. Ed è eterogeneo anche il modello. Alcuni sono settoriali, altri più generici; alcuni puntano più spiccatamente sulla tecnologici &#8211; e sono quelli ad esempio dove l’Università non ha un collegamento diretto – altri invece sono più “scientifici” perché hanno un forte legame con uno o più Atenei”.<br />
Ma la nascita di tante strutture tutte così diverse, non rischia di generare una perdita di risorse, e quindi di tramutarsi in un fenomeno negativo per le imprese? <em><br />
“Molto spesso il parco è un organismo che ha come mission lo sviluppo territoriale. Il rischio che si corre è sicuramente quello di assistere alla nascita di tante strutture diverse che rendono il settore inflazionato, con ricadute per il mondo delle imprese che non sono certo positive…”</em>.<br />
Cosa succede invece negli altri Paesi?<br />
<em>“A livello internazionale i parchi scientifici stanno nascendo solo ed esclusivamente nei paesi in cui non c’erano. Penso ad esempio alla Cina o ai Paesi Arabi, dove il fenomeno è nuovo. Inoltre la tendenza oggi è quella di creare dei cluster, dei poli dell&#8217;innovazione, delle reti di impresa. Quindi il parco oggi diventa soltanto una parte del modello di sviluppo e non l&#8217;unico elemento, perché da solo non è sufficiente a garantire che ci sia un vero sviluppo territoriale”.</em><br />
Tornando in Italia, quali sono le principali novità e qual è la tendenza?<br />
<em>“In Emilia Romagna è stata emanata una legge specifica sui tecnopoli, ma ora è necessario capire qual è il modello di sviluppo che sta alla base di queste iniziative. Sicuramente i parchi devono essere molto ben integrati nel territorio ed essere capaci di essere connettori delle realtà del territorio. Il business è cambiato, e i parchi devono seguire questo cambiamento. Una volta le grandi aziende facevano tutto in house. Oggi in alcuni settori non è sempre così, e si tende ad esternalizzare ricerca e innovazione. Le tecnologie si spostano più facilmente rispetto a prima, e i parchi tecnologici possono essere una soluzione efficace alle richieste delle aziende”.</em><br />
Ma che tipologia di impresa si insedia all&#8217;interno di un parco? <em><br />
“Abbiamo aziende diverse che trovano spazio nei parchi. Sicuramente le prime a cui penso sono le start up. Imprese che sono appena nate e che quindi hanno la necessità di lavorare in un contesto dove c’è un humus di soggetti e imprese che lavorano sullo stesso settore. In questo modo è possibile trovare tutto ciò che serve nella stessa area, e l’azienda si può dedicare al suo  business, senza disperdere le proprie risorse per pagare consulenti che vengono da fuori o comprare costosi macchinari. Poi ci sono le imprese che ormai non si possono più considerare start up, ma che in un parco possono trovare sinergie utili, soprattutto nei periodi di crisi come questo. Essere all&#8217;interno di una struttura come il Ptp, ad esempio, consente alle aziende e agli imprenditori di trovare con facilità idee e risorse nuove. Inoltre il vantaggio di essere insediati all&#8217;interno di un parco fornire la possibilità di porsi in maniera diversa rispetto mercato internazionale”.</em><br />
Quindi i parchi sono un elemento fondamentale per lo sviluppo delle imprese?<br />
<em>“Sicuramente rappresentano un attore importante per l’innovazione &#8211; conclude Carenzo &#8211; uno dei punti di sbocco per uscire dalla crisi”.</em></p>
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		<title>MOSLO: UNA VIA VERDE TRA COMO, LECCO E VARESE</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 11:28:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[mobilità]]></category>
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		<description><![CDATA[Il progetto Moslo a Como si farà. Dopo una settima di tribolazione, Margherita Mojoli, segretario dell’Ordine degli Architetti di Como, ci rassicura sul prosieguo del progetto che porterà alla realizzazione di una via verde pedemontana Como-Lecco-Varese. “L’assessore Sergio Mina – ci spiega Mojoli – ha garantito il suo personale interesse nonché quello della Provincia di Como a seguire il progetto e a risolvere eventuali problemi che si dovessero incontrare”. Il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" src="http://www.urbanocreativo.it/wp-content/uploads/2011/07/Logo-Moslo.jpg" alt="" width="126" height="128" />Il progetto Moslo a Como si farà. Dopo una settima di tribolazione, <strong>Margherita Mojoli</strong>, segretario dell’Ordine degli Architetti di Como, ci rassicura sul prosieguo del progetto che porterà alla realizzazione di una via verde pedemontana Como-Lecco-Varese.<em> “L’assessore Sergio Mina </em>– ci spiega Mojoli – <em>ha garantito il suo personale interesse nonché quello della Provincia di Como a seguire il progetto e a risolvere eventuali problemi che si dovessero incontrare”</em>.<br />
Il progetto Moslo (Mobilità Sostenibile in Lombardia), voluto dalla Consulta Regionale Lombarda degli Ordini degli Architetti PPC, prevede lʼincentivazione e la rivalutazione della mobilità sostenibile su ferro in Lombardiala.<br />
In particolare gli ordini degli Architetti di Como, Lecco e Varese hanno condiviso il progetto della riqualificazione di due vie verdi già delineate e presenti sul territorio, ma che per ragioni differenti risultano al momento abbandonate o non valorizzate: la ex ferrovia Grandate-Malnate e la via Como-Lecco, attiva ma sotto utilizzata.<br />
L’idea è predisporre due protocolli di intesa e/o accordi di programma, finalizzati alla promozione di due concorsi internazionali di progettazione che possano produrre un Piano delle Regole che verrebbe adottato da tutte le amministrazioni.<br />
L’architetto Mojoli ci ha raccontato come si sono svolti i lavori fino ad oggi. <em>“Dopo i primi incontri iniziali con le autorità amministrative centrali, abbiamo iniziato ad andare comune per comune a incontrare i sindaci e i responsabili degli uffici tecnici per parlare direttamente del progetto. Ci è sembrato giusto, nonché necessario, coinvolgerli, visto che sono loro i primi diretti interessati.</em> <em>Questo coinvolgimento è stato voluto anche in un’ottica di finanziamenti, nel senso che questo bando e la partecipazione diretta dei comuni interessati può aprire possibilità di eventuali finanziamenti da parte di terzi”.</em></p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl class="wp-caption alignleft" style="width: 426px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class=" " src="http://www.urbanocreativo.it/wp-content/uploads/2011/07/P1100252.jpg" alt="" width="416" height="312" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Immagine dei sopralluoghi</dd>
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<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl class="wp-caption alignleft" style="width: 427px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class=" " src="http://www.urbanocreativo.it/wp-content/uploads/2011/07/P1100278.jpg" alt="Immagine dei sopralluoghi" width="417" height="311" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Immagine dei sopralluoghi</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Il programma non si ferma qui, anzi ora si entrerà nel vivo dei lavori. Infatti <em>“ora ci saranno due incontri, uno con il gruppo dei sindaci dei comuni coinvolti del tratto Grandate-Malnate e uno con quelli del tratto Como-Lecco. Bisognerà stabilire tutti gli accordi con e tra i Comuni interessati, verificare le varie disponibilità e problemi e, dove ce ne fossero, sarà necessario trovare delle soluzioni. Ad esempio qualora ci fossero dei tratti in cui il sedime ferroviario è compromesso bisognerà trovare una soluzione adatta e studiare un percorso diverso. Cercheremo anche di individuare quelli che sono i poli attrattivi presenti nelle zone adiacenti al tratto ferroviario, come ad esempio biblioteche e centri sportivi per coinvolgerli nel progetto e renderli facilmente raggiungibili dalle stazioni ferroviarie con mezzi di mobilità dolce”.</em><br />
Quello della mobilità dolce è un tema molto sentito dall’Ordine degli Architetti e dalle amministrazioni interessate nel progetto Moslo. Mojioli ha concluso infatti spiegandoci quelle che sono le loro intenzioni al riguardo, diversificandole per tracciato. <em>“Per quanto riguarda il discorso della mobilità dolce nel tratto Como-Lecco vorremmo coinvolgere la Comunità del Triangolo Lariano e tutti i comuni di montagna presenti sulla via verde, per realizzare dei sentieri che uniscano i centri abitati e i loro parchi. L’idea è quella di mettere a rete i percorsi e gli itinerari delle varie comunità con il sedime ferroviario presente. Per il tratto Grandate-Malnate, invece, l’idea è quella di creare un percorso e una sorta di piano-spostamento che possa essere una valida alternativa all’utilizzo delle automobili e alleggerire così il flusso di traffico di auto, andando a realizzare dei percorsi ciclabili ovviamente protetti”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">I prossimi incontri con i comuni si terranno a fine luglio. L’augurio, ma che è quasi una certezza per Mojioli e per tutto l’Ordine degli Architetti, è che si possano definire i termini del bando nel mese di settembre, in modo da poterlo lanciare entro fine anno e dare così il via ufficiale alla realizzazione di uno dei più grandi progetti di mobilità sostenibile mai visti sul territorio lariano.</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 435px"><img class=" " src="http://www.urbanocreativo.it/wp-content/uploads/2011/07/Ferrovia-Merone.jpg" alt="" width="425" height="339" /><p class="wp-caption-text">La stazione di Merone</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Matteo Arnaboldi</p>
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		<title>LUNA LASCIA WIRED GRIDANDO SVEGLIA ITALIA!</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 05:53:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[smart city]]></category>
		<category><![CDATA[riccardo luna]]></category>
		<category><![CDATA[wired]]></category>

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		<description><![CDATA[Quello di luglio sarà l’ultimo numero di Wired diretto da Riccardo Luna. E’ quindi il momento ideale per fare un piccolo bilancio su quanto fatto in questi anni al timone dell’edizione italiana della nota rivista. Abbiamo chiesto a Luna di parlarci di quella che può essere definita una delle più grandi iniziative da lui intraprese come direttore di Wired, “Sveglia Italia”, voluta proprio da lui per portare il WiFi nei ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quello di  luglio sarà l’ultimo numero di Wired diretto da Riccardo Luna. E’  quindi il momento ideale per fare un piccolo bilancio su quanto fatto in  questi anni al timone dell’edizione italiana della nota rivista.  Abbiamo chiesto a Luna di parlarci di quella che può essere definita una  delle più grandi iniziative da lui intraprese come direttore di Wired,  “Sveglia Italia”, voluta proprio da lui per portare il WiFi nei comuni  italiani. E abbiamo colto l’occasione per chiedergli un parere sulla  situazione dell’Ict in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono gli obiettivi di “Sveglia Italia” e quale riscontro ha ottenuto?</strong><em><br />
Ora  che la campagna sta per chiudersi ufficialmente, con il numero di Wired  in edicola a luglio, l&#8217;ultimo che firmo come direttore, posso dire che  alcuni degli obiettivi che ci eravamo dati sono stati largamente  superati. In particolare il tema del wifi lo consideriamo ormai un  patrimonio comune: quando il 3 gennaio inaugurammo il 2011 accendendo un  hotspot a piazza Cadorna, a Milano, dove ha sede Wired, non  immaginavamo che qualche mese dopo ci saremmo trovati a gestire quasi  500 richieste dai comuni di tutta Italia e che avremmo dato risposta  concreta a 150 di essi, 150 come gli anni dell&#8217;unità che celebriamo. Sul  tema della banda larga, come avevamo previsto, il tavolo nazionale  promosso dal ministro Romani con tutte le telco non ha avuto alcun  effetto concreto, mentre si sono moltiplicati gli episodi di federalismo  digitale, realtà locali, comunali o meglio regionali, che hanno provato  a dare una soluzione finale al digital divide. Purtroppo questo non  basterà a far posare la fibra ottica necessaria per la banda ultralarga,  per quella è necessario un impegno maggiore: mentre vi rispondo il  progetto Lombardia è ancora inspiegabilmente al palo. Mi auguro che  venga sbloccato presto: se si parte in Lombardia, altre regioni  seguiranno. Infine il tema del diritto ad Internet: con Stefano Rodotà  abbiamo presentato un articolo per la sua costituzionalizzazione, il 21  bis. Ma i nostri politici sono troppo distratti per occuparsene. Intanto  il diritto ad Internet è stato riconosciuto persino in Peru&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il dibattito sulla rete libera in piazza è ancora aperto. Perché è importante ma se ne ha ancora paura?</strong><br />
<em>Perché  è importante la diffusione territoriale della rete libera?Mi sembra  pazzesco che ancora uno se lo senta chiedere e lo debba spiegare ma  questo dà la misura dello stato del Paese. Ci sono due tipi di risposta:  uno, politico, enfatizza il ruolo della Rete nel favorire la  comunicazione, la partecipazione dei cittadini e in definitiva nel  creare una democrazia più sana (e meno costosa, con i servizi online);  il secondo è economico, visto che la diffusione della banda larga è il  fattore che più di tutti gli altri avrebbe effetti positivi sul Pil.  Inoltre continuare a tenere le nostre imprese in “digital divide” vuol  dire condannarle ad una progressiva marginalizzazione fino alla  chiusura.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quella intrapresa da Wired è un&#8217;iniziativa privata: probabilmente se  non foste partiti voi molte amministrazioni starebbero pensando ancora a  barcamenarsi tra patto di stabilità e la necessità di nuove  asfaltature… Quali sono le sorprese che vi hanno maggiormente colpito,  dopo aver lanciato l’iniziativa?</strong><em><br />
Comuni grandi e importanti, ma  anche decine di comuni piccolissimi hanno aderito dimostrando che c&#8217;è  una voglia di Internet diffusa e senza colori politici. Dopo il nostro  progetto, quelle amministrazioni avranno scoperto che offrire la rete in  wifi ai propri cittadini è facile, economico e utile.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo lei gli amministratori pubblici in quale direzione dovrebbero guardare per dare al Bel Paese un nuovo Rinascimento?</strong><em><br />
Quali sono le innovazioni che interesseranno le nostre città nei  prossimi anni?Dovranno diventare, grazie alle tecnologie Ict, delle  città intelligenti. Delle smart cities. Oggi la tecnologia per rendere  più efficienti le nostre città già esiste: è collaudata e costa poco. E&#8217; ora di usarla.</em></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RICCARDO LUNA LEAVS WIRED SHOUTING SVEGLIA ITALIA</strong></p>
<p style="text-align: justify;">The July’s Wired Mag will be the last issue of the magazine directed  by Riccardo Luna. This is the right time to make a small stock of what  he made in these years at the helm of the Italian edition of the famous  magazine. We asked to Luna to speak about one of the largest initiatives  undertaken by him, called &#8220;Sveglia italia&#8221;, that he just wanted to  bring the WiFi in Italian municipalities. And we also asked him an  opinion about the situation of ICT in Italy.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>What are the objectives of &#8220;Sveglia Italia&#8221; and what feedback did you receive?</strong><br />
<em>Now  that the campaign is formally ending with the July’s Wired issue, the  last one I signed as director, I can say that some of the goals that we  set have been achieved. In particular, we consider the  theme of WiFi as a common heritage now: when we started the 2011 by  lighting a hotspot at Piazza Cadorna, Milan, we couldn’t imagine that  few months later we would have to manage nearly 500 requests from  municipalities throughout Italy, and that we would give concrete answers  to 150 of them, 150 like the years of unity of Italy that we’re  celebrating. On the issue of broadband, as we expected, the national  “table” sponsored by the Minister Romani with all the telco had no real  effect, while episodes of digital federalism increased, local, municipal  or regional authorities tried to give a final solution to the  digital divide. Unfortunately this is not going to be laying the fiber  optics necessary for ultra-wideband, for that it is necessary greater  efforts: in this moment the Lombardia project is still inexplicably  stationary. I hope it will be released soon: if you start in Lombardia,  other regions will follow it. Finally, the question about the Internet  law: we submitted an article with Stefano Rodotà for putting internet in  the Costitution, (art. 21 bis). But our politicians are too distracted  to deal with it. Meanwhile, the legal right to the Internet has been  recognized even in Perù&#8230;<br />
</em><br />
<strong>The debate on free network is still open. Why is it important and we’re still afraid?</strong><br />
<em>Why  is the geographical distribution of the free network important? It  seems crazy that someone feels the need to ask and explain, but this is a  measure of the state of Italy. There are two types of response: the  first, political, emphasizes the role of the Network in facilitating  communication, public participation and ultimately create a healthier  democracy (and less expensive, with online services); the second is  economic, because the spread of broadband is the main factor that would  have a positive effect on Italy Pil. Also if we continue to keep our  businesses in the &#8220;digital divide&#8221; we will be order them to a  progressive marginalization until closing.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sveglia Italia  is a private initiative undertaken by Wired: probably if you didn’t it  many organizations were still thinking about the “Patto di Stabilità”  and they could navigate between the need for new asphalt &#8230; What are  the surprises that have most affected on you?</strong><br />
<em>Big and important  Municipalities, but also dozens of small municipalities have joined it,  and we showed that there is desire for Internet without political color.  After our project, these governments have found that offer wifi network  to its citizens is easy, cheap and useful.<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>According to you,  in which direction public administrators should go  to give Italia a new Renaissance? What are the innovations that affect  our cities in the future?</strong><em><br />
The cities will have to become, thanks  to ICT, smart cities. Today the technology to streamline our cities  already exists: it is proven and cheap. It &#8216;s time to use</em></p>
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