Sunday 05 February 2012

PRESTIGIACOMO: VOGLIA DI MOBILITA’ PULITA

Prestigiacomo

Nel nostro Paese c’è voglia di mobilità pulita.
Ad affermarlo è Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, intervistato da Urbano Creativo.
Gli argomenti affrontati sono stati diversi: dalla sfida energetica alla questione dei finanziamenti ai parchi, dalla raccolta dei rifiuti agli interventi sull’attuale sistema di mobilità italiana. Per fare il punto della situazione su quanto ha fatto finora il Governo e su quali sono le strategie per il futuro, in tema di sostenibilità ambientale. L’occasione è stata la recente nascita del Gruppo Mob per la comunicazione della mobilità sostenibile, di cui anche Urbano Creativo fa parte in qualità di consulente del Ministero.

Ministro, che cosa si aspetta dai professionisti che sono entrati a far parte del Gruppo Mob, e con qual è il suo obiettivo?

Il Gruppo è nato con l’obiettivo di sostenere con idee, iniziative e supporti scientifici l’attività di comunicazione del Ministero dell’Ambiente nell’ambito delle attività di diffusione della cultura della mobilità sostenibile. Il gruppo è aperto alla partecipazione di tutti i soggetti che hanno conoscenze, tecniche, scientifiche e professionali, in grado di fornire adeguati contributi alla diffusione della cultura della mobilità sostenibile.

Cosa pensa dell’attuale sistema di mobilità in Italia e quali interventi ritiene prioritari per il miglioramento delle condizioni ambientali?

Ci sono interventi che vanno messi in campo in tempi brevi per far fronte a situazioni di oggettiva difficoltà. Quella dello smog nelle città in primo luogo, che non dipende solo dalle emissioni dei veicoli ma anche dai consumi civili, riscaldamento in primis, e industriali. E su tutti questi comparti occorre intervenire se si vogliono ottenere risultati. Il Governo ha presentato un disegno di legge con un piano articolato, ma probabilmente sarà necessario anticipare alcuni interventi anche perché rischiamo pesantissime sanzioni da parte dell’Unione Europea. C’è poi l’esigenza di diffondere la cultura della mobilità sostenibile a trecentosessanta gradi. Fra le iniziative in questa direzione ricordo ad esempio la Giornata nazionale della bicicletta, celebrata il 9 maggio scorso, alla quale hanno aderito oltre 1.300 Comuni italiani, per diffondere una mobilità sana ed eco-friendly. Una festa che ha celebrato e celebrerà ogni anno la voglia di mobilità pulita che c’è nel nostro Paese.

Quali sono stati i principali interventi portati avanti in questi due anni dal nuovo Governo per l’ambiente?

Gli interventi sono stati molti e discendono tutti da un impegno politico e culturale: rendere compatibili ambiente e sviluppo, anzi fare dell’ambiente un motore di sviluppo per il nostro Paese. Le principali filiere sui cui il ministero è impegnato sono: la promozione delle fonti rinnovabili attraverso incentivi che sono i più alti d’Europa; il risparmio e l’efficienza energetica incentivando in tutti i settori il passaggio a tecnologie a basso consumo e sostenendo gli eco-bonus per le ristrutturazioni edilizie; la velocizzazione delle pratiche autorizzative, per avere nuovi impianti produttivi realizzati nel segno della sostenibilità; la tutela del nostro patrimonio naturalistico come grande risorsa ambientale ma anche come volano economico per i territori. C’è poi tutta l’attività internazionale con l’impegno del nostro Paese su più fronti per il conseguimento degli obiettivi internazionali della limitazione dei gas serra e della tutela della biodiversità.

Quale pensa debba essere la strada da seguire in futuro?

La strada è senza dubbio quella dello sviluppo sostenibile. I segnali che vengono da più parti sono incoraggianti in tal senso e non si può non auspicare una diffusione più capillare sul territorio italiano di tutte quelle iniziative pubbliche e private volte allo sviluppo della green economy. Investire sulle fonti di energia pulita e sul risparmio energetico, sul corretto ciclo dei rifiuti, la bioedilizia, la mobilità sostenibile, la crescita del territorio all’insegna dell’eco-sostenibilità non è soltanto una scelta ecologicamente corretta ma è anche una scommessa economica, di modernizzazione, funzionalità e competitività del nostro Paese.

Si è parlato molto di tagli ai fondi per i parchi: come si è risolta la questione?

I parchi sono stati salvati con un nuovo stanziamento di 35 milioni all’anno per tre anni. Ma il nodo del finanziamento delle aree protette resta. E’ necessario che i parchi trovino meccanismi di finanziamento che non dipendano solo dai fondi pubblici che inevitabilmente andranno a diminuire nel tempo. Ho detto che non trovo scandalosa l’idea di far pagare un biglietto per l’accesso ai parchi o almeno alle aree più pregiate di essi. Sul problema è stata avviata, con un grande spirito costruttivo, una riflessione assieme ai presidenti dei parchi, al mondo associativo, ai settori della politica più attenti al problema ambientale.

Cosa pensa della questione energetica nel nostro Paese?

Stiamo lavorando tutti per un sistema economico globale che abbia meno bisogno di combustibili fossili: petrolio, gas e carbone. Io credo che se non si interviene oggi puntando su fonti ambientalmente sostenibili, in grado di produrre quantità considerevoli di energia, avremo sempre più inquinamento ed energia sempre più cara. E di più energia elettrica pulita abbiamo bisogno se vogliamo orientare il nostro sistema nazionale verso la sostenibilità. Per queste ragioni promuoviamo la diffusione delle rinnovabili – recentemente con il ministro allo Sviluppo economico Paolo Romani abbiamo firmato il decreto per l’assegnazione delle risorse per il Fondo rotativo del Protocollo di Kyoto, destinate a sostenere progetti pubblici e privati per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili – e stiamo sostenendo il ritorno al nucleare, che deve avvenire con il consenso dei territori, le massime garanzie in termini di sicurezza e le migliori tecnologie esistenti.

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