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VERSO L’AUTOSUFFICIENZA ENERGETICA
Sole, acqua, vento, terra e biomassa. Cinque semplici parole che significano energia pulita, ambiente vivibile, spese ridotte, cittadini in salute e persino nuovi posti di lavoro. Ma è davvero possibile eliminare i combustibili fossili, puntare sulle fonti rinnovabili e rendersi così autosufficienti dal punto di vista energetico? Sembra proprio di sì.
In Giappone, ad esempio, da qualche mese si parla di “aree a energia sostenibile”. Il termine è stato coniato per definire quelle città in cui tutto il fabbisogno energetico è soddisfatto dalle fonti naturali, prodotte all’interno del nucleo urbano stesso. Fotovoltaico, idroelettrico, eolico, geotermico… l’importante è che si usino fonti rinnovabili, e che queste siano in grado di soddisfare almeno il 100% della domanda energetica di quell’area specifica.
L’espressione è nata nel gruppo di ricerca di Hidefumi Kurasaka, professore della Chiba University, che ha anche stilato una lista delle città più autosufficienti del Giappone. In testa alla classifica spicca Yanaizu Town della prefettura di Fukushima, un piccolo paese rurale lontano dalle grandi città giapponesi. Yanaizu ha raggiunto il sorprendente livello di efficienza del 3.290% grazie all’energia geotermica, molto sfruttata in Giappone per l’attività vulcanica diffusa. Il Paese sembra adattarsi bene anche all’idroelettrico su piccola scala. Al terzo posto dell’elenco di Kurasaka troviamo infatti il villaggio Kuni della prefettura di Gunma, che con un micro-impianto di meno di 10 Mw di potenza arriva a una percentuale di produzione energetica pari al 1.333%.
Le città pioniere in Europa
Nel dicembre del 2008 i leader dell’Unione Europea hanno adottato un pacchetto di misure che mira ad abbattere del 20% le emissioni di gas serra entro il 2020, promuovendo l’impiego di energia pulita e limitando i consumi energetici. In realtà, molte città europee sono attive da tempo in campo energetico, e alcune di queste hanno già deciso non solo di ridurre, ma addirittura di eliminare totalmente i combustibili fossili.
Güssing, ad esempio, è una cittadina austriaca che ha conquistato l’autosufficienza energetica investendo nel biogas ottenuto dalla fermentazione di materiale ligneo. Qui l’Amministrazione punta da vent’anni sulla produzione di energia rinnovabile, fino all’inaugurazione nel giugno scorso di un nuovo impianto in grado di fornire ben cento metri cubi di biogas all’ora. La centrale, co-finanziata da Unione Europea, Svizzera e Austria, ha permesso alla città di diventare il primo produttore al mondo di gas naturale e di ridurre di oltre il 90% le emissioni di biossido di carbonio. A Güssing il biogas viene utilizzato non solo per l’elettricità e i sistemi di riscaldamento urbano, ma anche per le autovetture, e l’energia in eccesso viene venduta alla rete nazionale.
Schönau, paese tedesco della Foresta Nera, è invece famoso per la riforma energetica attuata negli Anni ’90 dai suoi abitanti, i primi al mondo ad aver ottenuto l’autogestione della rete elettrica locale. La storia di questa piccola rivoluzione inizia dopo il disastro di Chernobyl, quando alcuni cittadini decisero di impegnarsi per un futuro senza nucleare. In particolare, un gruppo di genitori iniziò a riflettere sui problemi legati al costo e alla gestione dell’energia e a investire negli impianti di cogenerazione, motori in grado di produrre simultaneamente elettricità e calore. Questi possono essere utilizzati in luoghi chiusi, ad esempio un’abitazione o una ditta, evitando sprechi di energia e permettendo persino di guadagnare qualcosa. Un impianto di cogenerazione infatti produce di solito più elettricità di quanta se ne possa usare in un solo edificio, e il surplus può essere venduto e immesso nella rete elettrica. Almeno in teoria. Infatti gli abitanti di Schönau si resero presto conto della difficoltà di vendere la propria energia alle compagnie di distribuzione elettrica. Capirono che l’unico modo per formulare una nuova politica energetica era acquistare loro stessi la rete elettrica comunale. Nacque così l’Elektrizitátswerke Schönau (Ews), società costituita da privati disposti a investire il loro denaro per il benessere del paese e delle generazioni future. Il gruppo, aiutato da una banca locale, vinse le resistenze del vecchio fornitore di energia e nel 1997 assunse il controllo della distribuzione elettrica della città. Fu il primo passo verso un futuro energetico ecologico auto-determinato. Oggi Schönau vanta un’autosufficienza energetica orientata al risparmio, alla riduzione dell’uso delle fonti fossili, all’eliminazione del nucleare e al passaggio alle fonti rinnovabili. Agli azionisti della Ews vanno basse quote di interesse, ma il denaro disponibile viene usato per finanziare e installare centrali idroelettriche, pannelli solari, tecnologie alternative e decentrate e, ovviamente, per garantire compensi più alti per l’elettricità cogenerata immessa dai cittadini nella rete.
Per un’Italia 100% rinnovabile
Negli ultimi anni, anche l’Italia ha iniziato a puntare sull’energia alternativa. Secondo il rapporto di Legambiente “Rinnovabili 2009″, sono ben 5.991 i Comuni che hanno installato almeno un impianto rinnovabile, un dato significativo se si considera che fino allo scorso anno la cifra sfiorava appena i tremila.
Sono ancora poche però le città in Italia che vantano una produzione di energia rinnovabile al 100%. Tra i comuni segnalati dal rapporto, ad esempio, spicca quello valdostano di La Thuile, che dispone di un impianto mini-idroelettrico da 2,8 Mw e di uno mini-eolico da 12 Kw, un mix vincente che riesce a superare ampiamente il fabbisogno elettrico dei cittadini.
Anche Varese Ligure, piccolo Comune in provincia di La Spezia, ha raggiunto l’autosufficienza energetica grazie a una strategia che ha già avuto numerosi riconoscimenti: il certificato Iso 14001 (il primo consegnato in Europa), la registrazione Emas (Eco management and audit scheme) del Consiglio e del Parlamento europeo, il premio “Promote 100” dell’Unione europea alla comunità rurale e artigiana con il più originale progetto sostenibile, l’Oscar verde di Legambiente, e l’European energy award. Con quattro mulini eolici, mini-turbine idrauliche, pannelli solari su molti edifici pubblici e recupero da biomasse, oggi Varese Ligure soddisfa le esigenze energetiche dei suoi abitanti e vende elettricità nei paesi vicini, garantendo ottimi ricavi all’Amministrazione comunale. In più, la cittadina presta massima attenzione alla raccolta differenziata dei rifiuti, all’agricoltura biologica e al trattamento delle acque.
Un ultimo esempio virtuoso viene dalla Toscana, più precisamente dal Comune di Scansano, che lo scorso maggio ha ricevuto il “Premio futuro italiano” per le energie rinnovabili. Qui si punta sull’eolico del Parco Poggi Alti, dieci aerogeneratori per una potenza totale di 20 Mw, e sul solare, con l’impianto fotovoltaico sul tetto della scuola materna.
Ma non finisce qui. Sono sempre più numerose le Amministrazioni che puntano sull’energia pulita, con l’obiettivo di ridurre il più possibile la dipendenza dai combustibili fossili. Per saperne di più vi diamo appuntamento a dicembre per la seconda parte del nostro dossier.
di Alice Paiosa
Credit foto © European Communities, 2009
Commenti:
1. alessandra scrive il 05 novembre 2009 alle 15:14:53:
davvero interressante!!!! prove concrete di un futuro realizzabile!!!
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Dal quartiere alla città
Un’intera città autosufficiente e rinnovabile vi sembra un’utopia? Si può sempre partire da un quartiere. Accade in Svezia, dove un’ex area industriale contaminata dai rifiuti è diventata un vero e proprio distretto verde. Sulla collina di Hammarby, Stoccolma, è sorto infatti uno stabilimento che parte dalle acque piovane e di scarico per depurarle e accumulare biogas. Il gas naturale viene utilizzato per il rifornimento a basso costo degli autobus e delle automobili e per riscaldare tutte le abitazioni dell’eco-quartiere, senza emissioni di Co2.
L’isola a energia rinnovabile
Al largo della costa orientale della penisola dello Jutland, in Danimarca, sorge un’isoletta totalmente autosufficiente. Stiamo parlando di Samsø, 4.150 abitanti per 114 Km2. L’intera isola è riuscita a raggiungere l’autosufficienza energetica grazie al rinnovabile. Le molte turbine a vento non solo soddisfano il 100% del fabbisogno elettrico degli abitanti, ma permettono anche di esportare energia pulita in altre parti del paese. In più, la gente di Samsø ha investito in impianti di riscaldamento alimentati a solare e biomassa, prodotta localmente a partire da paglia e trucioli. Persino il trasporto pubblico è sostenibile: i bus effettuano le corse solo su richiesta.
